A Novara il corteo islamico c’è stato davvero. Quello che non c’è mai stato, invece, è il corteo oceanico raccontato da un video finito sui social e diventato rapidamente carburante per la polemica politica. Perché le immagini, secondo quanto emerso, erano state manipolate: alcune persone erano state replicate artificialmente nell’inquadratura per far sembrare la manifestazione molto più partecipata di quanto fosse nella realtà.
A ricostruire la vicenda è La Voce di Novara, che ha confrontato il filmato diventato virale con quelli pubblicati dall’associazione Al-Qaim Welfare, organizzatrice dell’iniziativa. Il risultato è piuttosto imbarazzante per chi ha rilanciato quelle immagini senza fare neppure la verifica più elementare: al corteo del 16 agosto avrebbero preso parte circa cento persone, in gran parte appartenenti alla comunità pakistana locale. Non migliaia, non una città invasa. Un centinaio.
Organizzata per commemorare il martirio dell’imam Hussain, nipote di Maometto e figura centrale dell’islam sciita, la manifestazione era inoltre regolarmente autorizzata. Questura informata, modifiche temporanee alla viabilità disposte dalla Polizia locale e nessun particolare problema di ordine pubblico. Non solo: non si trattava nemmeno di un’apparizione improvvisa. Il corteo viene organizzato a Novara da almeno tre anni.
Tutto legittimo, naturalmente, anche criticarlo. Si può sostenere che manifestazioni di questo tipo restituiscano l’immagine di un’integrazione difficile, discutere della presenza dell’islam nello spazio pubblico oppure contestare le politiche migratorie. Sono opinioni. Ma proprio per questo non c’era alcun bisogno di gonfiare artificialmente una fotografia della realtà.
E invece il video è stato dato in pasto a Facebook, facendo partire la consueta valanga di commenti e accuse. La polemica è stata alimentata anche da alcuni esponenti di Futuro Nazionale, con interventi contro l’amministrazione del sindaco leghista Alessandro Canelli, contro la sinistra e a favore della “remigrazione”. Peccato che il materiale utilizzato per accendere il caso fosse, per usare un eufemismo, assai poco affidabile. Tanto che gli stessi amministratori del gruppo Facebook hanno poi rimosso il filmato.
Ed è qui il punto politico. Chi vuole combattere immigrazione incontrollata, integralismo e fallimenti dell’integrazione non ha bisogno delle fake news. Anzi, diffonderle o rilanciarle senza verificarle significa fare esattamente il contrario: indebolire battaglie politiche che possono essere sostenute con fatti, numeri e argomenti reali.
Insomma, a Novara il problema non è stato un misterioso corteo islamico comparso all’improvviso nelle strade. È stata una polemica esplosa tre settimane dopo, costruita soprattutto nelle bacheche social attorno a immagini alterate. E chi pretende di denunciare la propaganda degli altri dovrebbe avere almeno l’accortezza di non cascarci con tutte le scarpe quando la propaganda arriva dalla propria parte.
