Il conto dell’energia continua a pesare sulla competitività italiana. Secondo la relazione annuale dell’Arera, nel 2025 le imprese hanno pagato l’elettricità il 24,1% in più rispetto alla media dell’Eurozona, mentre per le famiglie il prezzo del gas è risultato superiore del 7%. Un differenziale che, sullo sfondo del confronto parlamentare sul ddl delega per il nucleare sostenibile, rafforza le ragioni di chi vede nell’atomo uno strumento per ridurre i costi e rafforzare l’indipendenza del Paese. È in questo quadro che Confindustria stima ricadute economiche superiori a 50 miliardi di euro l’anno grazie allo sviluppo di una filiera nazionale del nucleare di nuova generazione.
Nel corso delle audizioni in commissione Ambiente del Senato, il vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina, ha definito il ritorno al nucleare «una scelta non più rinviabile», sottolineando come il ddl «abbia il pregio di collegare l’abilitazione dell’energia nucleare al perseguimento dell’indipendenza energetica, oltre che al contenimento dei costi per i clienti finali». Viale dell’Astronomia ne auspica, quindi, una rapida approvazione.
Regina ha inoltre rimarcato il valore industriale della partita. «Valutiamo positivamente l’attenzione alla valorizzazione della filiera nazionale», ha sottolineato ricordando che «abbiamo sviluppato uno studio con Enea dove evidenziamo che il nucleare di nuova generazione rappresenta un’opportunità di politica industriale significativa». Secondo le stime illustrate, con l’impiego di 15-20 mini reattori tra il 2035 e il 2050 si potrebbe attivare un mercato da oltre 46 miliardi di euro, generare più di 15 miliardi di valore aggiunto, creare 120mila nuovi posti di lavoro e produrre «un impatto economico positivo per il sistema Paese di oltre 50 miliardi di euro netti l’anno». Per il vicepresidente di Confindustria il percorso dovrà svilupparsi per fasi, dalla definizione del quadro regolatorio fino alla realizzazione degli impianti, perché «il ritorno all’energia nucleare è vitale per la politica industriale del Paese e rappresenta ormai una scelta non più rinviabile».
Tra i temi centrali delle audizioni anche la costruzione di una filiera italiana. L’amministratore delegato di Nuclitalia, Luca Mastrantonio, ha spiegato che la società partecipata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo sta procedendo «secondo la tabella di marcia», ma ha indicato come priorità «istituire in tempi rapidi un’autorità di controllo», insieme all’aggiornamento delle procedure autorizzative e a strumenti pubblici capaci di ridurre il rischio finanziario nella fase iniziale del programma.
Secondo Mastrantonio, gli interventi richiesti «saranno ripagati ampiamente dalle ricadute industriali e occupazionali» e l’Italia potrà cogliere questa opportunità «se saremo in grado di fare sistema». Sulla stessa linea Stefano Buono, amministratore delegato di newcleo (startup che sviluppa il nucleare di nuova generazione), che ha definito il ddl «molto positivo» e ha assicurato che, non appena sarà operativa l’autorità di sicurezza, «è possibile che noi faremo domanda di licenza per costruire reattori nucleari in Italia, non chiederemo finanziamenti».
Proprio il tema dell’autorità di controllo ha però registrato la precisazione significativa da parte dell’Isin.
Il direttore Francesco Campanella ha ricordato che «l’Autorità di sicurezza nucleare che tutti invocano affinché venga rapidamente creata, in realtà, già esiste». Un messaggio con cui l’Ispettorato rivendica il ruolo di soggetto regolatore.