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Il conduttore di Report disprezza i leader della sinistra

“Conte, Schlein, Bersani, Salis: hai visto che nomi improbabili per il Campo largo?”

L'ex premier e leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte durante l'audizione alla commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del COVID, Palazzo San Mucuto, Roma, 6 agosto 2026 ANSA/FABIO FRUSTACI

La sinistra l’ha «eletto» a simbolo. Ma lui, Sigfrido Ranucci, di Schlein, Bersani e Conte diceva: «Che nomi improbabili». Aveva un giudizio, netto, negativo sull’attuale classe politica del campo largo. Ciò emerge dalle chat tra Mr Report e Valter Lavitola di cui Il Giornale è in possesso. È il 2 aprile 2026 quando Valter Lavitola invia a Ranucci su wp un articolo del Quotidiano Nazionale in cui si citano i possibili leader del campo largo per le primarie (Conte, Schlein, Bersani, Salis). La risposta di Ranucci al messaggio di Lavitola è pungente: «Hai visto che nomi improbabili». Coltellata al cuore per la sinistra italiana. Ranucci pensava di Schlein, Conte e Bersani il peggio. Ma in pubblico accettava le passerelle offerte dal Pd. In privato però sognava Palazzo Chigi. In una chat del 19 giugno scorso Lavitola chiede a Ranucci: «Sei mai stato nel corridoio dei presidenti di Palazzo Chigi?».

Ranucci risponde: «Ancora no», facendo intendere il desiderio di arrivare alla meta. Lavitola: «Allora aspetta un annetto. Le foto si mettono alla fine mandato». Nelle conversazioni tra Ranucci e Lavitola il tema politico non è secondario. Anzi. L’idea di una discesa in campo non è affatto un’opzione remota. Il 9 gennaio 2026 il faccendiere espone il suo piano all’amico Ranucci: «Puoi tranquillamente fare altri cinque anni di tv e nel 2032 ti candidi, preparando per tempo il progetto». Nelle pagine dell’ordinanza viene poi ricostruito tutto il piano ipotizzato da Lavitola di poter candidare il volto di Report alla presidenza del Consiglio. Un piano che lo stesso Lavitola espone al colonnello dei Carabinieri Donato Ferrara il giorno della perquisizione.

Lavitola e Ranucci sognavano di percorrere i corridoi di Palazzo Chigi. Il 17 ottobre 2024 Ranucci invia a Lavitola le foto di un evento appena concluso a Foggia per la presentazione del libro: tutto esaurito. E Lavitola rispondeva: «Questi mesi mi sembrano tanto un test di campagna elettorale come si fa negli Stati Uniti». E Ranucci rispondeva divertito con le «faccine». Il progetto cresce giorno dopo. Iniziano a mettere a punto il famoso sondaggio. Al quale contribuiranno anche due importanti firme del giornalismo italiano: Paolo Mieli e Stefano Cappellini. Del sondaggio Lavitola e Ranucci ne parleranno in un incontro di persona. Ranucci viene informato del lavoro di Mieli e Cappellini. Non è uno scherzo. Tant’è che il conduttore inizia a crederci. E il 9 gennaio 2026 il volto di Report gira a Lavitola i messaggi ricevuti sui social: «Report Italia con Ranucci premier». «Milioni di italiani ti vogliono alla guida del Paese». E poi i dati di Report che per Lavitola diventano la spia di un consenso popolare.

Ma nella mente di Lavitola anche gli attacchi di Maurizio Gasparri e del centrodestra diventano per Ranucci un’occasione d’oro per accrescere il proprio consenso popolare.

Più diventa vittima, più si diventa popolare, è il messaggio di Lavitola.

Il 2 aprile Ranucci commenta con Lavitola un sondaggio di Repubblica che dà in calo i principali partiti: «La gente è disperata», scrive Ranucci. Tradotto: ci vogliono facce nuove.

Forse a qualcuno, però, la situazione è sfuggita leggermente di mano.

PaNa

GiuSor

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