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Onorato e il partito “abusivo”: statuto e bilanci, zero trasparenza

Il Progetto Civico Italia dell’assessore romano raccoglie iscrizioni, apre comitati e vuole contare alle primarie. Ma non rispetta le normative su finanziatori e gestione. E nei sondaggi vale solo lo 0,8%

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Finanziatori non rintracciabili, statuto non visibile, bilanci non pubblicati: sul sito del Pci, il Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, mancano documenti che la legge sulla trasparenza politica impone. È quello che si deduce, neppure in modo troppo complesso, dando un semplice sguardo al sito del partito «centrista». Il Pci di Onorato e Goffredo Bettini (curioso l’acronimo della sigla), è un fatto tutto romano. Non è un caso che l’ultimo sondaggio della «maga» Alessandra Ghisleri fotografi la neo formazione centrista allo 0.8%. Eppure l’assessore romano rivendica un peso: vuole contare alle primarie del «campo largo», protesta davanti a Palazzo Madama per il numero di sottoscrizioni previste dallo «Stabilicum», triangola con Giuseppe Conte per ridisegnare in favore dell’ex premier il baricentro del Campo largo. Anche per questo l’affaire «trasparenza» diventa dirimente. Sul proprio portale, il movimento si presenta con tutti le caratteristiche di un partito: «Contribuisci», «apri un comitato», «programma», si legge.

C’è anche la possibilità d’iscriversi: per tesserarsi bisogna versare 5 euro «per sostenere le attività del progetto». Non è sostenibile, quindi, che Progetto Civico Italia non ricada nella disciplina sulla trasparenza dei soggetti politici. Sulla «Carta dei valori» di Progetto Civico, peraltro, vengono sbandierati intenti

come «trasparenza», «verità» e «chiarezza». Poi, però, quanto richiesto ai fini di questa limpidezza non è reperibile. Chi ha finanziato la mega-manifestazione all’Eur di qualche settimana fa? La normativa in materia è chiara: l’articolo 5 del decreto legge 149 del 2013 obbliga i partiti a pubblicare statuto, organi e bilanci sul proprio sito internet.

Lo stesso provvedimento specifica che gli organi direttivi o di gestione debbano essere composti «in tutto o in parte» da personalità elette nell’arco degli ultimi dieci anni. E infatti molti degli esponenti apicali di Progetto Civico Italia ricoprono cariche pubbliche. Onorato, in primis, è assessore ai Grandi Eventi del Comune di Roma. Ismaele La Vardera (un altro campione della trasparenza) è un deputato dell’Assemblea regionale siciliana, mentre Rocco Ferraro è un consigliere comunale capitolino. Nella sezione del sito dedicata all’organizzazione compare il solo Ferraro. Ma Onorato, da mesi, sostiene di aver aggregato migliaia di amministratori su tutto il territorio nazionale. Dove sia rintracciabile l’organigramma, non è dato sapersi. La Vardera, che alla fine del luglio scorso ha annunciato l’adesione al Pci filo-contiano, è o non è il presidente del partito? E perché sul sito questa informazione non si rinviene? «Ismaele La Vardera, che conosco da tempo e che era con noi fin dalla prima assemblea di ottobre, assumerà la carica di presidente», ha scritto Onorato via social a luglio scorso. Non sono passati pochi giorni ma qualche mese.

E ancora la questione relativa all’obbligo di pubblicazione delle donazioni. La «Spazza corrotti» disciplina la materia. Ai partiti è richiesto un discreto sforzo: va pubblicato, mese per mese, quanto ricevuto via liberalità. Vale almeno per tutte le donazioni superiori a 500 euro, che di solito vengono annotate sul sito entro i trenta giorni successivi all’erogazione. Per le donazioni pari o superiori a 3mila euro, invece, serve una dichiarazione congiunta che coinvolga anche il soggetto che versa. Perché un partito tradizionale che riceva, per esempio, una donazione di 10mila euro, deve pubblicare donazione e donatore, inviare le informazioni alla Commissione di Garanzia, approvare il bilancio, chiedere al donatore la delibera assembleare (se chi dona è una società)...e il Pci di Onorato no?

Si dirà: ma Progetto Civico Italia non è ancora un partito strutturato. Sarebbe vero se il Pci di Onorato non prevedesse già tesseramento, una raccolta fondi e un radicamento territoriale. Tre elementi che configurano l’attività del movimento come un vero e proprio partito. Soprattutto, poi, Progetto Civico Italia può contare su eletti e titolari d’incarichi. Prima di parlare di mancato rispetto della legge, però, bisognerebbe conoscere la composizione della dirigenza di Progetto Civico Italia. Ma sul sito, di tutto questo, non c’è traccia. L’opacità, invece, è pervasiva.

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