Quando si entra nell’anno che precede il voto i partiti cambiano marcia. Succederà anche questa volta. Fdi è il primo partito italiano e spera di continuare ad esserlo. Preferibile se la coalizione di centrodestra rimanga a Palazzo Chigi. Di certo molto dipenderà dall’ultimo scorcio di legislatura, dall’approvazione o meno della legge elettorale, da quanto la manovra finanziaria sarà espansiva, dalla tenuta dei due azionisti di minoranza, Forza Italia e Lega e, va da sé, dal fattore Vannacci. Il Generale continua a crescere nei sondaggi e rappresenta la vera spina nel fianco della coalizione di governo. Anche perché prova a intercettare i delusi di Lega, Fdie Forza Italia, più l’elettorato anti-sistema. E dunque rischia di far perdere la compagine di governo.
Dall’altra il campo largo sogna di tornare a Palazzo Chigi ma si ritrova senza un programma né tantomeno una leadership. Non a caso si è già riaperto il dibattito sulle primarie. Celebrarle o cedere il passo a un terzo nome? Elly Schlein e Giuseppe Conte vogliono giocarsi le fiches fino alle fine. Mezzo Pd fa resistenza, i renziani diffidano di Conte, i cespugli centristi sono alla ricerca di un’identità, infine Azione tifa per il pareggio.
MANOVRA, FISCO, RIFORME LE CARTE DA GIOCARE PER RESTARE IN VETTA
Nelle prossime settimane l’azionista di maggioranza della coalizione di governo si troverà davanti una serie di questioni aperte: approvare una legge elettorale, lo Stabilicum, che consenta all’indomani del voto di garantire governabilità a chi supererà il 42%, tenere il punto in Europa sulla questione migranti, e soprattutto scrivere l’ultima manovra di bilancio in un contesto internazionale non facile, tra conflitti aperti, caro prezzi, benzina alle stelle e rientro dalla procedura di infrazione. Tutto questo sarà sufficiente per confermarsi primo partito? Forse sì, non a rivincere le elezioni. Perché Fdi dovrà decidere cosa fare del partito di Vannacci, Futuro nazionale. Al momento la linea di via della Scrofa è molto chiara: mai con il Generale. Semmai l’auspicio è che finiscono le tensioni dentro Forza Italia e Lega.
LA LINEA EUROPEISTA E LA GRANDE INCOGNITA DEI FRATELLI BERLUSCONI
Il partito più liberale della coalizione deve provare a massimizzare i consensi, così da bilanciare le spinte a destra di Fdi e Lega. Gli azzurri di Tajani dovranno contenere i mal di pancia interni sulla linea politica che permangono, tenere la barra dritta all’interno del governo, incarnare la gamba europeista della compagine, provare a ottenere qualcosa sulla legge di bilancio, ad esempio per il ceto medio, e in materia di giustizia. Guardando in prospettiva, sarà la prima volta di Forza Italia alle elezioni politiche senza Silvio Berlusconi. Misurarsi senza il Cavaliere potrebbe indebolire il cammino degli azzurri.
A proposito tutto potrebbe cambiare nel caso in cui uno degli figli della famiglia Berlusconi, più Marina che Pier Silvio, decidesse di scendere in campo all’improvviso. Gli eredi del Cavaliere invocano rinnovamento, a cominciare dalle liste.
PARTITO NAZIONALE O LEGATO AL TERRITORIO? LA QUADRA DI SALVINI
È il partito più antico dell’arco costituzionale ma anche quello più in crisi di identità. Matteo Salvini, segretario della Lega, si ritrova due fronti aperti. Alla sua destra la compagine dell’eurodeputato Vannacci continua a rosicchiargli consensi. Dall’altra i dirigenti del Nord, capifila Luca Zaia e Attilio Fontana, invocano un cambio di linea e di leadership, al più uno scettro condiviso con i governatori. E così la domanda delle domande che ricorre a via Bellerio suona più o meno così: restare un partito nazionale o tornare a essere un partito a trazione nordista? Il dibattito interno si è acceso tra la visione nazionale del segretario e le spinte territoriali di alcuni amministratori del Nord. Appuntamento a Pontida a settembre dove si capirà quale linea passerà oppure si troverà una quadra come diceva Umberto Bossi.
LA QUARTA GAMBA CHE VUOLE MODERARE L’INTERA COALIZIONE
È la quarta gamba del centrodestra che cerca di calmierare le istanze più radicali della coalizione. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, fa sentire la sua voce ai vertici di maggioranza e ha al suo interno ex ministri forzisti come Mara Carfagna, Michela Vittoria Brambilla e Maria Stella Gelmini che prima di ogni cosa vorrebbero tornare in Parlamento. Evidente che da qui in avanti sarà complicato muoversi per chi antepone il moderatismo alla polarizzazione. Anche perché gravita nello stesso girone degli azzurri di Tajani.
FRONDA O NON FRONDA SCHLEIN STA COMPILANDO LE SUE LISTE ELETTORALI
Da quando il Pd è nato, il centrosinistra non ha mai vinto le elezioni politiche. Elly Schlein desidera sfatare questo tabù a condizione che sia lei a guidare la coalizione. Mezzo partito, però, auspicherebbe un’altra soluzione, un papa straniero, e dunque un passo di lato di Elly. Ecco allora l’interrogativo: il candidato si stabilirà con le primarie? E quale sarà il perimetro della coalizione? È impresa complicata mettere assieme le istanze anti Kiev di Conte e del M5S con i cespugli più centristi, come Matteo Renzi?
Negli ultimi giorni alcuni padri nobili sono usciti alla scoperto chiedendo a gran voce che forse sarebbe il caso di non celebrare le primarie. È noto che al Nazareno ci sia una fronda pro Conte. Ma c’è un dettaglio che sfugge ai più: Schlein e i suoi stanno già compilando le liste. Chi vuol capire capisca.
CONTE PRONTO A TUTTO PUR DI TORNARE A PALAZZO CHIGI
Del Movimento pensato da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo è rimasta solo la sigla. Perché è di fatto diventato un partito a immagine e somiglianza del suo leader: Giuseppe Conte. A proposito, il diretto interessato ha un solo obiettivo: tornare a Palazzo Chigi. Per farlo è disposto a qualsiasi cosa: alle primarie, a sconfessare la cultura woke, a dire no alla patrimoniale. A fare il camaleonte. Gode di una sponda interna al Pd. In particolare, è sponsorizzato dall’ideologo dem, Goffredo Bettini. Il suo unico timore è che scenda in campo Alessandro Di Battista, il Vannacci di sinistra. È tra due fuochi: Elly da una parte e dall’altra Dibba. A meno che alla fine non decida di fare un passo indietro per la presidenza del Senato, postazione che guarda al Colle. Scenario che dipenderà dal risultato delle elezioni politiche. Un dettaglio di non poco conto.
IL VERO PROGRAMMA: PATRIMONIALE E POLTRONE D’ORO
Alleanza Verdi Sinistra rappresenta la gamba sinistra del campo largo. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, i due leader che frequentano con costanza i talk tv, non sognano la leadership della coalizione ma qualche posto di governo. Raccontano i retroscena di palazzo che Fratoianni avrebbe chiesto per sé la presidenza della Camera. Mentre Bonelli un dicastero di peso. Se ci saranno le primarie potrebbero differenziarsi e mettere in campo una candidatura. Due gli obiettivi: stare sopra il 5% e inserire nel programma la patrimoniale.
RENZI PENSA AL DOPO IL SOGNO? UN ESECUTIVO DI LARGHE INTESE
L’ex royal baby della politica italiana vorrebbe continuare a dare le carte. Ad essere il padre nobile della coalizione. Sotto traccia lavora per un candidato di rito riformista, ad esempio Silvia Salis. Ma al contempo ha un accordo con Elly Schlein per trasformare il campo da largo a larghissimo. Seguono condizioni: non vuole sapere né di Giuseppe Conte né tantomeno del centrista civico Alessandro Onorato. Certo se poi finisse in pareggio, Renzi riemergerebbe come grande regista dell’esecutivo di larghe intese.
NÉ DESTRA NÉ SINISTRA CALENDA STA AL CENTRO E TIFA PER IL PAREGGIO
Azione non appartiene né alla coalizione di centrodestra, né tantomeno al centrosinistra. Il leader Carlo Calenda recita la parte del terzo incomodo. Difficilmente potrà ritrovarsi nella stessa area del gemello diverso, Matteo Renzi. Azione, dunque, continuerà a punzecchiare il governo ma si terrà a debita distanza dal campo largo da cui è lontano su politica estera e difesa. Ma anche sulla piattaforma economica. Alle politiche tifa dunque per il pareggio così potrà fare l’ago della bilancia di un eventuale governo di larghe intese.
UNA SPINA NEL FIANCO TRA VOTO ANTISISTEMA E POLITICA ESTERA
Sta all’opposizione ed è vera la spina nel fianco del centrodestra. Di settimana in settimana Futuro nazionale cresce nei sondaggi e intercetta elettori delusi di Fdi e soprattutto della Lega. Diventare la seconda forza del destracentro è l’obiettivo del generale Vannacci che, dopo aver utilizzato la Lega di Salvini come un taxi, prova a presentarsi davanti agli elettori come il nuovo che avanza così da ingraziarsi tutto il malessere antisistema. Ha già presentato un programma che ha sollevato più di una polemica. Basta scorrere i titoli: abolizione dell’aborto e del reato di femminicidio e la promozione del Patriarcato mediterraneo, stop ai contenuti gender e omosessuali in tv, no alle unioni civili e l’introduzione dell’educazione militare a scuola. Senza dimenticare il filoputinismo. Posizioni che mal si conciliano con Giorgia Meloni che non lo ritiene un alleato affidabile soprattutto in politica estera.
