Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 17:45
Interni

Pensioni di guerra, aumento del 10% per 31mila italiani: la proposta bipartisan alla Camera

Assegni fino a 300 euro al mese per migliaia di invalidi e familiari delle vittime. Forza Italia e Pd chiedono un intervento rapido: “Non possiamo aspettare anni”

Un aumento del 10% per tutti i pensionati di guerra. È questo l’obiettivo della proposta di legge biupartisan presentata oggi alla Camera dal primo firmatario, il deputato di Forza Italia Giorgio Lovecchio, alla presenza del piddino Andrea De Maria e di tante associazioni interessate al provvedimento.

“Una persona che ha perso una gamba percepisce meno di 700 euro al mese. Non possiamo considerare adeguati importi simili. Il costo della vita è aumentato, mentre le pensione non sono riuscite a compensare la perdita del potere di acquisto”, spiega Lovecchio, secondo cui “mentare del 10% le pensioni di guerra è un primo passo per restituire il potere di acquisto perso”. E ancora: “Il danno biologico non è ancora previsto e bisogna affrontare questa disparità”. La proposta riguarda 31mila mutilati, invalidi e ciechi o orfani di vittime a causa di ordigni dell’ultima guerra mondiale, ma anche vedove e orfani. “Quella di 80 anni fa non è una pagina chiusa della nostra storia: esistono famiglie che hanno perso i propri cari e ci sono persone ferite da bambine, nonché feriti da ordigni scoppiati dopo la guerra”, aggiunge Lovecchio che garantisce: “e risorse economiche ci sono perché gli aventi diritto diminuiscono con il passare degli anni. Si dovrebbe attuare una redistribuzione”. Il deputato forzista non ha dubbi: “Il tempo è un altro elemento importante: le persone hanno un’età avanzata e hanno problemi di salute. Non possiamo aspettare anni. Sono temi che non hanno colore politico, vengono accolti trasversalmente e il modo migliore per onorare queste persone è onorare le loro condizioni di vita”. Nel 75% dei casi si tratta di persone che prendono meno di 7.000 euro l’anno e il 50% meno di 4000 euro l’anno (pari a 300 euro al mese). Un mutilato che ha perso la gamba per causa di guerra ha una pensione di 701 euro al mese, chi ha avuto gravi cicatrici sul viso ha una pensione di 312 euro al mese, una vedova di guerra percepisce 442 euro al mese. Si tratta di cifre che vengono adeguate all’inflazione dal lontano 1991.

Alla conferenza stampa erano presenti anche Claudio Betti, presidente nazionale della Confederazione Italiana fra le Associazioni combattentistiche e partigiane, Giuseppe Di Giannantonio, presidente dell’Associazione nazionale famiglie dei caduti e dispersi in guerra. “È un provvedimento assolutamente doveroso. E la risposta dev’essere celere, perché parliamo di una popolazione avanti con gli anni”, ha detto Betti. “La proposta di legge per l’adeguamento del 10 per cento è un primo presidio per una categoria di cittadini in età avanzata e in condizioni di salute spesso precaria. Mi auguro che il Parlamento possa arrivare al 20 per cento dell’aumento”, ha esortato Di Giannantonio secondo cui “il fisiologico calo degli aventi diritto consente di far fronte e di dare pieno risarcimento dell’equo compenso del danno”. Michele Vigne, presidente dell’Associazione nazionale vittime civili di guerra, infine, ha rimarcato che “le nostre richieste non comportano oneri aggiuntivi per lo Stato e non capisco le difficoltà. L’aumento del 10 per cento non è importante per il suo aspetto economico, ma, di più, per il suo aspetto simbolico”. E ha aggiunto: “Spero che il Parlamento riuscirà a sanare e dare un segnale forte a queste categorie”.

Commenti