Premio Eni Award a due ragazzi italiani che lavorano col vento e la luce del futuro

L’amministratore delegato dell’Eni: "Una fuga all’estero può far bene purché i nostri ricercatori tornino in patria"

Roma - «Una fuga all’estero dei ricercatori italiani può far solo bene, purché prima o poi tornino in patria». L’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, non è poi molto preoccupato dal crescente numero di ricercatori italiani che fa esperienze oltre confine. «È necessario - ha sottolineato - che i nostri ricercatori passino un periodo all’estero perché è un’esperienza che devono fare tutti».La considerazione è maturata a margine della cerimonia di consegna degli Eni Award, i premi destinati a coloro che si mettono in evidenza nell’ambito della ricerca energetica e ambientale. I riconoscimenti, consegnati ieri al Quirinale alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, sono andati per la sezione «Debutto nella ricerca» a due giovani studiosi. Matteo Mauro, leccese di Taurisano, una laurea a Bari, una specializzazione a Milano e un dottorato a Münster in Germania, sta sviluppando nuove tecnologie Oled, i dispositivi di illuminazione del futuro basati sul ricorso a elementi come l’iridio e il renio. Lorenzo Fagiano del Politecnico di Torino sta sperimentando l’eolico ad alta quota. I due vincitori sono un «prodotto» dell’università italiana. Ma perché continuino servono quelle attenzioni che solo i grandi gruppi industriali possono dedicare. I dispositivi Oled consumano cinque volte meno di quelli a fluorescenza comunemente utilizzati. La ricerca di Mauro in Germania è sponsorizzata da imprese del settore chimico. E l’Italia? «Non escludo di tornare - dice - ma per chi lavora nel mio campo è importante muoversi, inoltre la crisi sta spostando le attività di ricerca dove il costo del lavoro è più basso». Anche il suo collega Lorenzo Fagiano si trova nella medesima situazione. «L’eolico ad alta quota è una rivoluzione perché collegando un aquilone da kitesurf a due cavi d’acciaio si catturano venti più forti e più costanti», sottolinea. Insomma, si tratta di un’impresa che ha costi minori e minor impatto ambientale rispetto alle tradizionali torri eoliche che si ripagano molto lentamente. «Con questo dispositivo - aggiunge - un megawattora di energia costa in media 25-26 euro, un livello paragonabile a quello dell’energia nucleare». Fagiano è vincitore di una borsa di studio dell’Ue e passerà i prossimi due anni in California anche se ha già ricevuto offerte da atenei in Svizzera e Olanda. Se ne andranno anche loro? E vista la scarsità di grandi gruppi in Italia, quei pochi esistenti come Eni possono svolgere un ruolo di supplenza? «Negli ultimi cinque anni - sottolinea Scaroni - abbiamo investito oltre 1,5 miliardi di euro nella ricerca, non è un problema spendere il doppio, il vero problema è avere idee buone da finanziare». Gli altri riconoscimenti della terza edizione degli Eni Award sono stati assegnati allo spagnolo Avelino Corma e all’australiano Mark Knackstedt per le innovazioni nel settore idrocarburi e ad Angela Belcher del Mit di Boston per le energie rinnovabili.

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti