Invece che pazzi, li chiamino «pazzi di Allah».
Aggiungendo un sacrosanto complemento di specificazione, giusto per specificare che le semplificazioni progressiste sono una pericolosa cretinata. Chi pianifica una strage o organizza un attentato è probabilmente pazzo nel senso clinico del termine.
È facile immaginare che gli manchi qualche venerdì. Ma ciò non toglie che agisca nel nome «di Allah», cioè per diffondere il fondamentalismo religioso islamista. Ed è una precisazione necessaria che la politica e la cultura di sinistra omettono sempre. E, badate bene, non è un’innocente distrazione, ma è un vero e proprio metodo, consolidato negli anni: lo abbiamo visto nitidamente in questi giorni e in questi mesi con Salim El Koudri, il 31enne di origini marocchine che lo scorso 16 maggio a Modena si è lanciato con la sua auto contro dei passanti, uccidendone uno e ferendone sette.
Immediata la reazione della sinistra, improvvisatasi detective e psichiatra allo stesso tempo: «È solo un folle».
Refrain che si è protratto pressoché all’unisono nel mondo progressista, anche quando i fatti hanno iniziato a manifestarsi in tutta la loro evidenza. Ma, ripetiamo, non è un caso, piuttosto una strategia ben precisa. Da Nizza fino a Parigi, dalla Germania all’Inghilterra il tentativo è sempre quello di derubricare il terrorismo a malattia mentale o psicosi, nascondendo volutamente la matrice ideologica e religiosa.
Come se una cosa, la malattia, potesse escludere l’altra, il fanatismo.
Vietato dire islamista, vietato dire jihadista, è molto più tranquillizzante pensare che tutto sommato sia una patologia, un qualcosa che si risolve con una pillolina o una adeguata terapia. Roba da pazzi.
