Il Report a guida Ranucci, più che un baluardo del giornalismo libero, sembra diventato il fortino delle sinistre che si sentono privati del loro difensore. E questo lo si comprende anche solo da chi sta scendendo in piazza o prendendo posizione in nome del «povero Ranucci». Una sinistra che sembra aver dimenticato e messo da parte il concetto di «opportunità» o «cattive frequentazioni», in fondo Valter Lavitola (mandante reo confesso della bomba) l’avrà fatto solo per il suo bene. Così come sembra aver chiuso un occhio sulle frasi del conduttore circa il gentil sesso. Dove sono finite le manifestazioni in nome di «Sorella io ti credo» (a prescindere)? Niente, a Ranucci è tutto perdonato. E i pro-Sigfrido (una versione edulcorata dei Propal) ora preparano le manifestazioni. Del resto, era stato Ranucci a dire che avrebbe iniziato una campagna per la libertà di stampa. Il martire epurato dal suo programma che riporta in auge i veri diritti. Per il popolo eh, mica per se stesso. E allora, mentre intenta una causa legale all’azienda, sabato 5 settembre ci sarà «Napoli con Ranucci. In piazza per Report, per il giornalismo d’inchiesta, per la libertà di informazione», dove i partecipanti dovranno mettere uno scotch rosso a forma di X per tapparsi la bocca: «Un gesto semplice contro il silenzio imposto», si legge sul volantino rilanciato dallo stesso Ranucci.
Che aggiunge «grazie a Napoli, per un mondo migliore senza mostri». Eh già, perché ricollocare una persona (peraltro con un ruolo anche prestigioso) è proprio il massimo livello di ingiustizia a cui si è giunti. Osannato dai collettivi di sinistra, dai «rivoluzionari» in cerca di autore, e persino dai sostenitori di Fidel Castro. L’associazione Italia-Cuba, infatti, è tra i promotori della manifestazione in suo favore, indetta sempre sabato 5, ma a Torino, davanti la sede della Rai. «Interferenze, pressioni, censura mascherata, precedenti pericolosi. Un messaggio chiaro: chi fa domande dà fastidio», si legge sulla locandina dell’evento.
Una polemica che terrà banco in Viale Mazzini, dove la dirigenza dovrà affrontare il caso sia da un punto di vista legale che mediatico. L’affaire Ranucci sembra però destinato anche ad approdare nel consiglio di amministrazione in programma per la metà di settembre su impulso dei consiglieri di opposizione. Anche se c’è anche chi, dal fronte del campo largo, fa sentire la propria voce per evitare che si continui con la vittimizzazione del conduttore.
A farlo è Davide Faraone, vicepresidente di Italia viva che sottolinea (dopo aver dato una consueta stoccata alla maggioranza) come «Report va salvato da chi considera Sigfrido Ranucci un santone infallibile e insostituibile».
Ma i malumori, anche se non vengono certamente espressi pubblicamente, si fanno largo anche tre le fila di altri esponenti dell’opposizione, che non accettano la difesa d’ufficio di Ranucci, che si è mostrato in una veste che non conoscevano.
