A forza di patentini, la sinistra rischia di mandare fuori strada il centro-sinistra. Perché in un mondo sempre più rumoroso, per farsi notare ogni volta bisogna alzare il tiro. Con il rischio di far impazzire una maionese progressista i cui ingredienti sono già difficili da amalgamare. Così si spiega il gelo con cui un po’ tutti, a cominciare dal sindaco Giuseppe Sala, hanno accolto la proposta di Piefrancesco Majorino che vorrebbe una professione di fede anti Israele per chi aspiri a una candidatura a sindaco. Aggiungendo l’apprezzamento per il consigliere regionale del Pd Paolo Romano, uno degli arrestati a bordo della Flotilla il 2 ottobre 2025, «quando dice che la questione della lotta per Gaza e contro lo stragismo del governo di Netanyahu debba essere un prerequisito rispetto alle primarie». C’è da preparare i pop corn e vedere cosa prima o poi ne diranno il sindaco Sala, ma soprattutto la sua vice Anna Scavuzzo che a un posto da candidata aspira con una certa (e anche legittima) convinzione. O cosa ne dirà Mario Calabresi, a oggi il più papabile del cucuzzaro. Perché finché, come in modo ridicolo, ma autenticamente fascista (nell’accezione deteriore che oggi va di moda) il Salone del libro di Torino ha chiesto alle case editrici la dichiarazione di antifascismo, si rimaneva nel campo delle buone intenzioni. Espletabili con generiche rassicurazioni, condivisibili da tutti. Ben altra cosa è accettare il diktat con l’impegno di rescindere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv. Perché lì si passa dalle parole che volano, ai fatti che pesano. E, una volta eletto, al sindaco si potrà chiedere di mantenere l’impegno. Un bel rebus per la sinistra, anche perché Majorino è uomo vicino alla segretaria del Pd Elly Schlein e le sue parole non dovrebbero scorrere come acqua sulla pietra.
