Quel no di Silvio al giubbotto anti-proiettile

Impossibile convincere il Cav a indossare il giubbotto anti-proiettile: "Vorrà dire che se mi uccideranno sul palco, preparatemi un bel funerale"

Quel no di Silvio al giubbotto anti-proiettile

Una lunga, drammatica, estenuante trattativa. Tra gli uomini della scorta, le forze dell'ordine e lui, Silvio Berlusconi. Una lunga, drammatica trattativa, proprio sotto il palco del comizio, in piazza Duomo a Brescia.
Fino a pochi secondi dal momento in cui il Cavaliere dovrà salire e cominciare a parlare. Dopo gli incidenti del pomeriggio proprio nelle vie del centro, culminati con l'aggressione ad un militante del Popolo della Libertà (ferito a uno zigomo), e le minacce che hanno fatto salire la tensione in piazza del Duomo, il rischio di un attentato viene infatti giudicato altissimo da tutti gli uomini della sicurezza.
Che si sforzano in tutti i modi di convincere il Cavaliere ad indossare il giubbotto anti-proiettile, prima di salire e presentarsi alla folla. Ma lui, come sempre, non cede. Non si cura delle preoccupazioni, non ne vuol proprio sapere di indossare quel giubbotto. Addirittura pensa bene di stemperare quella motivata agitazione, che gli sta intorno, con una battuta: «Vorrà dire che se mi uccideranno sul palco, preparatemi un bel funerale».
Quindi sale e attacca a parlare. Senza indugi, senza tentennamenti. Come sempre. Ma la commozione per l'accoglienza e l'entusiasmo della folla, come ripete chiudendo il discorso con dieci minuti di anticipo «prende il sopravvento».
E, alla fine, procura anche qualche affanno al suo staff e al suo medico, che lo vedono sbiancare in volto. Ma, fortunatamente, è solo un calo di zuccheri. Il Cavaliere è pronto a rimontare in sella per nuove avventure.

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