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Strapparsi le pagine

Al di là del fatto che si tratta di una liquidazione volontaria, resta la surreale constatazione che se tutti coloro che ora piangono per la Hoepli ogni tanto ci avessero comprato un libro, di Hoepli ne aprivano altre due

Strapparsi le pagine
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Quando chiude una libreria nessuno più di noi che peraltro acquistiamo i libri solo dai bouquiniste ha diritto di strapparsi le vesti per lo sdegno. Rivendichiamo uno dei pochi nostri meriti: possedere 20mila volumi (mai letti); e conosciamo bene la lamentatio da recitare a ogni libreria che muore. La stessa che da giorni si leva sui social e i giornali per la chiusura dopo 156 anni della mitica libreria Hoepli, fondata dal primo degli Hoepli nella centralissima via Hoepli a Milano. «Che amarezza». «Che dolore». «Un pezzo di storia che se ne va». «Milano perde la sua anima». «Che tempi». «Che governo!». Corollario: petizioni, raccolta firme, appello del sindaco Sala, intervento dei sindacati, scioperi, un flash mob. Neanche per salvare l'Ilva s'è fatto tanto.

Comunque. Al di là del fatto che si tratta di una liquidazione volontaria (gli eredi Hoepli della gloriosa dinastia degli Hoepli hanno semplicemente litigato, succede anche nelle migliori famiglie Hoepli), resta la surreale constatazione che se tutti coloro che ora piangono per la Hoepli ogni tanto ci avessero comprato un libro, di Hoepli ne aprivano altre due. Come per i giornali: se tutti quelli che si lamentano perché «nessuno legge più i giornali», li comprassero, i giornali andrebbero benissimo.

Poi certo: c'è il caso del quotidiano, molto di

tendenza, che ieri nella titolazione online del pezzo sulla Hoepli ha scritto: «La maggioranza della famiglia a votato per lo scioglimento». Senza «h».

E a questo punto, oltre alle librerie, possono chiudere anche i giornali.

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