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Interni

Quel Pasolini mai capito sui poliziotti

Resta incompresa la lezione del poeta che, di fronte alle immagini di Milano, probabilmente continuerebbe ad avere l’istinto di simpatizzare con poliziotti come il commissario Angelo de Simone

Più libri non vuol dire più democrazia

La sinistra italiana, afona di fronte alle vetrine spaccate di Milano, ha ritrovato la voce per attaccare la stretta del governo. I dem hanno accusato il centrodestra di «logica securitaria». Come se, dopo le scene viste, possa essere una colpa dare priorità a sicurezza ed ordine pubblico. A quasi 60 anni dagli scontri di Valle Giulia, la sinistra si ritrova a dover fare i conti con quel «sacro teppismo di figli di papà» denunciato in solitaria da Pier Paolo Pasolini e che nemmeno un partito-chiesa come il Pci riuscì a condannare senza ambiguità. All’epoca i dirigenti comunisti avevano la preoccupazione di non inimicarsi il movimento studentesco e l’ambizione di farne una «leva» (Macaluso dixit) per isolare nel partito le posizioni più moderate di Giorgio Amendola (critico sul ’68). Non a caso, qualche anno dopo, Enrico Berlinguer poté rivendicare di aver portato nel Pci gli ex sessantottini, «il meglio della gioventù italiana». Una strategia che fece sottovalutare le botte ai poliziotti come fossero una controindicazione transitoria. Oggi gli eredi di Botteghe Oscure sembrano illudersi di poter lanciare un’Opa elettorale su queste piazze post-ideologiche e per non alienarsele fanno sfoggio di «ma» e «però» accanto alle condanne delle devastazioni. Non si accorgono che questa mobilitazione poco c’entra con la «sinistra sommersa e scoraggiata» di occhettiana memoria, ma piuttosto sembra realizzare la profezia pasoliniana sui pericoli di un’educazione tutta «avere, possedere, distruggere». Da quelle parti resta incompresa la lezione del poeta che, di fronte alle immagini di Milano, probabilmente continuerebbe ad avere l’istinto di simpatizzare con poliziotti come il commissario Angelo de Simone anziché con chi li prende a botte per rubare le scarpe griffate.