Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 17:51
In evidenzaAggiornato alle ore 17:51
Interni

“Infoibate Vannacci a Bassovizza”, “Sparate a Paglia”. Le minacce degli opposti dementi

L’attivista Alessandro Giannetti si fa fotografare davanti alla foiba: “Qui c’è posto per Vannacci”. I fan del generale minacciano Paglia di morte. La madre dei cretini è sempre incinta

Alessandro Giannetti

Pugno chiuso e orgoglio partigiano, con infradito e pancetta, davanti alla foiba di Basovizza, esempio agostano di un colpo di sole oppure che la mamma dei cretini è sempre incinta. La foto viene postata sui social, un’aggravante, con testo perentorio: “A imparare dai partigiani slavi come si dialoga con i Vannacci di turno. C’è ancora posto per i fascisti del terzo millennio”.

L’autore è Alessandro Giannetti, sconosciuto attivista del collettivo DadaBoom di Viareggio. Il nome del suo gruppo è tutto un programma, ma i dementi non sono solo i denigratori delle foibe e delle loro vittime, migliaia di italiani.

Dall’altra parte della barricata si annidano altri fuori di testa che insultano e minacciano, sempre via social, una medaglia d’oro al valor militare, il tenente colonnello Gianfranco Paglia ferito gravemente nella battaglia del check point Pasta a Mogadiscio. 

Il 20 agosto Giannetti, il partigiano agostano, auspica la riapertura delle foibe per il generale (in congedo) Roberto Vannacci ed i suoi seguaci. Il vomitevole post fa capire che c’è posto nelle cavità carsiche, utilizzate dai partigiani di Tito come tombe dimenticate degli italiani per mezzo secolo, anche per altri “fascisti del terzo millennio”. Sotto traccia, in maniera neanche tanto velata, il riferimento è a Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e chissà chi votati da milioni di persone. Poi ha cercato di arrampicarsi sugli specchi con una lettera aperta, che non rinnega il gesto da demente politico, ma rivendica orgoglioso l’antifascismo spiegando che “il pugno chiuso” non era “rivolto alle vittime innocenti delle foibe”. Peccato che il saluto comunista fosse lo stesso degli aguzzini di Tito che terrorizzavano gli italiani in Istria, Fiume e Dalmazia (oltre a Trieste e Gorizia) per provocarne l’esodo.   

Subito dopo il caso del comunista in infradito, sulla foiba di Basovizza, che si immortala nei social scoppia quello di altri fenomeni di opposte tendenze ad ulteriore dimostrazione che la mamma dei cretini è sempre in cinta.  Gianfranco Paglia, costretto alla sedia  rotelle dalle ferite riportate in combattimento in Somalia, e consigliere del ministro della Difesa ha presentato denuncia per “l’intollerabile atto di violenza verbale via web, sfociato in esplicite minacce di morte”.

Dementi, che spesso sono leoni solo in rete, attaccano con insulti e ben peggio, il decorato al valor militare, per avere espresso con interviste pubbliche le sue opinioni e critiche, discutibili o meno, ma sempre legittime, nei confronti dell’europarlamentare Vannacci. Soprattutto se le idee del generale in congedo rappresentino quelle dei militari italiani, in particolare della Folgore, che hanno servito entrambi con onore. 

Un demente d’ordinanza riesce addirittura a scrivere sui social “Se fosse per me basterebbe un 7,62. Canemorto”. Ovvero sarebbe meglio giustiziare Paglia con un colpo di fucile per lesa maestà, come il nipotino dei titini voleva infoibare Vannacci che non rinnega la X Mas.Ognuno è libero  di esprimere le sue opinioni, che possono venire aspramente criticate, ma nel limite del confronto civile. In tempi non sospetti ho avuto l’onore di conoscere Paglia e Vannacci, ben prima delle diatribe politiche di oggi. Giù le mani da entrambi se attraverso il volano/cloaca dei social si arriva alle minacce, seppure virtuali, di riesumare le foibe o tirare fuori il fucile.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.