Matteo Renzi torna ad accendere i riflettori sul rapporto tra informazione, apparati e dossieraggi. E lo fa senza troppi giri di parole, chiamando direttamente in causa Emiliano Fittipaldi, direttore del Domani, nel corso del dialogo con Augusto Minzolini a “L’Estate del Principe”, il ciclo di incontri ospitato al Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio.
L’ex presidente del Consiglio parte con un riferimento esplicito alla vicenda Striano. “Un giornalista tuo collega ci deve ancora spiegare perché si faceva dare le informazioni su di me da un certo Striano”, afferma Renzi rivolgendosi a Minzolini. Poi il nome. “È indagato su questo, ma, come dire, si chiama Fittipaldi, il direttore del Domani, dovrebbe spiegarci perché aveva delle informazioni da certi ambienti”, prosegue il leader di Italia Viva, spostando il discorso dal singolo episodio a un tema più ampio: quello dei rapporti tra una parte del giornalismo e determinati circuiti istituzionali.
“Perché, caro Augusto, è inutile lo dico a te che lo sai ma non lo puoi dire, non ti voglio mettere in imbarazzo, anche il mondo del giornalismo è molto vicino a certi apparati”, sostiene ancora Renzi. Un’accusa diretta, che l’ex primo ministro accompagna subito con una distinzione: “Mica tutti, ci sono giornalisti seri, competenti, bravi, che hanno le loro idee, che hanno idee diverse, e poi ci sono dei giornalisti che sono limitrofi a mondi dei servizi o comunque degli apparati”.
Parole destinate inevitabilmente a riaprire il fronte sul caso dei dossier e sulla circolazione di informazioni riservate. Ancora una volta Renzi punta il dito non soltanto contro chi avrebbe materialmente raccolto o consultato determinate informazioni, ma anche contro il circuito attraverso cui quelle notizie sarebbero poi arrivate al mondo dell’informazione.
