Il verminaio dell'Antimafia, quel sistema di spioni che ha agito nell'ombra della Superprocura cucinando migliaia di dossier su politici e vip, è a una svolta. E corre su un doppio binario: quello giudiziario, con la Procura di Roma pronta a chiedere il processo per i 23 indagati, e quello politico, con la caccia ai presunti mandanti che oggi punta sull'allora vertice della piramide, l'ex procuratore Federico Cafiero De Raho, sotto la cui guida si è consumato il più grande scandalo della Repubblica.
Perché è in quel tempio sacro della legalità voluto da Giovanni Falcone che un servitore dello Stato, il finanziere Pasquale Striano, ha messo in atto, per quattro anni, una consultazione "compulsiva" delle informazioni riservate nelle banche dati, estrapolando migliaia di documenti su richiesta dei giornalisti del quotidiano Domani, i quali usavano gli atti secretati per cucinare esclusive giornalistiche contro gli avversari politici. È così che il verminaio avrebbe influito sulla vita democratica del Paese, con dossier tirati fuori dal cilindro nei momenti cruciali della Repubblica: dai tentativi di intralciare la formazione del governo Meloni al dossier Quirinale, per impedire la scalata al Colle prima di Silvio Berlusconi e poi dell'ex presidente del Senato Elisabetta Maria Alberti Casellati, passando per l'ossessione per la Lega, il partito più dossierato fin dall'exploit di Matteo Salvini alle Politiche del 2018. E questa attività compulsiva nel sistema analisti del finanziere Striano, certificano ora gli inquirenti romani a un passo dal chiedere il processo, sarebbe stata messa a segno su pressante richiesta dei giornalisti, decritti non come semplici "richiedenti informazioni", ma come gli "istigatori" delle condotte illegali di Striano, in un disegno criminoso che, grazie a "un rapporto esistente e perdurante quantomeno dal 2012" tra Striano e Tizian, ha spinto il sottufficiale a mettere in atto in atto una consultazione "compulsiva" delle informazioni sulle banche dati della Dna e della Finanza, per fornire loro centinaia di documenti coperti da segreto, attraverso cui venivano poi preparate le notizie. Ed è proprio uno degli articoli pubblicati su Domani il 27 ottobre 2022, in cui venivano rivelati i compensi del ministro Guido Crosetto con lo scopo di colpire il nuovo esecutivo guidato da Giorgia Meloni, a scoperchiare il vaso di Pandora dei dossieraggi.
Convinto di essere vittima di spionaggio, il 31 ottobre Crosetto fa un esposto alla Procura di Roma. E, in appena tre settimane, gli inquirenti trovano le conferme ai timori del ministro: a divulgare tutti i dati finanziari di Crosetto è stato Striano, come dimostra la matricola identificativa attraverso la quale era stata sottratta la documentazione dal sistema. Ma c'è di più: quella chiave di accesso è abbinata a decine di migliaia di intrusioni illecite. Il 12 gennaio 2023 Striano viene indagato, ma quando il primo marzo i pm romani gli mettono davanti la lunga lista di prove documentali, a sostegno dell'accusa di accesso abusivo alle banche dati e rivelazione del segreto, il finanziere giura che tutte le ricerche le avrebbe fatte per ordine del suo superiore, il pm antimafia Antonio Laudati. L'inchiesta finisce allora per competenza nelle mani del procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone. Nel marzo 2024 scoppia lo scandalo: Striano ha spiato almeno trecento tra politici del centrodestra, vip e imprenditori, trafugando dal sistema analisti migliaia di atti coperti da segreto, che ha inviato ai giornalisti di Domani. Un sistema di dossieraggio allarmante, che lo stesso Cantone svela davanti alla Commissione parlamentare antimafia, delineando il "verminaio" che ha agito negli uffici di via Giulia dal 2018 al 2022, quattro anni durante i quali il finanziere si sarebbe mosso come "un agente sotto copertura" al servizio dei giornalisti Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia, indagati in concorso per gli stessi reati. Gli accertamenti investigativi, effettuati a Perugia e completati dal procuratore aggiunto di Roma Giuseppe De Falco e dal pm Giulia Guccione, hanno certificato che il maggior numero di materiale passato illecitamente dal sistema analisti ai dispositivi dei giornalisti riguarda la Lega di Salvini, atti riservati usati per cucinare i dossier sui fondi del Carroccio, il Russiagate e perfino "Il libro nero della Lega", di Tizian e Vergine. Striano e Tizian avrebbero eseguito "il medesimo disegno criminoso", secondo la Procura, "nel contesto di rapporto di collaborazione". Ci sono poi gli articoli per colpire Silvio Berlusconi ed Elisabetta Casellati durante la scalata al Colle. Senza contare le intrusioni illegali sul ministro Crosetto e sul figlio Alessandro, nonché gli accessi abusivi "per individuare la presenza di segnalazione di operazioni sospette nei confronti del partito Fratelli d'Italia".
Tra gli spiati anche l'ex premier Matteo Renzi, diversi ministro e la presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo. La stessa che ora punta il dito su De Raho: "Il magistrato era pienamente consapevole delle irregolarità in uso nel suo ufficio".