Renzi nomina tante donne ma nessuna avrà potere

Le scelte dell'esecutivo: Marcegaglia all'Eni, Todini alle Poste, Grieco all'Enel e Bastioli verso Terna. Tutte presidenti, posti operativi agli uomini

Emma Marcegaglia, presidente Eni; Maria Luisa Todini, presidente Poste; Patrizia Grieco, presidente Enel
Emma Marcegaglia, presidente Eni; Maria Luisa Todini, presidente Poste; Patrizia Grieco, presidente Enel

Roma - Renzi ha avuto la sua «rivoluzione». Ora bisognerà vedere se i vertici delle società a partecipazione pubblica designati assieme al ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, sapranno assolvere al nuovo compito.
Dal punto di vista mediatico, la scelta più innovativa è rappresentata dall'aver affidato a tre donne le presidenza di tre grandi gruppi statali. Rappresentanza senza potere. L'ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, siederà sulla poltrona numero uno dell'Eni. La manager e consigliere Rai (dove ora la maggioranza passerà al centrosinistra), Luisa Todini, diventerà presidente delle Poste, mentre all'Enel andrà Patrizia Grieco, presidente Olivetti e consigliera di Cnh Industrial. L'unico uomo confermato è Gianni De Gennaro a Finmeccanica. Una stabilità che ha il Quirinale tra i suoi ispiratori. Palazzo Chigi, in pompa magna, ha annunciato che il compenso dei presidenti sarà ridotto a 238mila euro, come auspicato più volte.
Il cambiamento più radicale è invece rappresentato dalla scelta di Mauro Moretti come nuovo amministratore delegato di Finmeccanica. I rumor degli ultimi giorni indicavano tra i «papabili» l'ingegnere riminese che ha rimesso le Ferrovie sul sentiero della profittabilità battendo anche la concorrenza di Ntv. Ma non c'è dubbio che la designazione di Renzi nasconda anche una precisa volontà «politica». Da una parte, infatti, c'è la certezza che sarà proseguita l'opera di risanamento avviata coraggiosamente dal predecessore Alessandro Pansa. Certo, l'esperienza nel settore ferroviario lascia pensare che la dismissione della periclitante Ansaldo-Breda potrebbe essere rivista anche se Moretti non è tipo da tollerare pesi morti.
Ma dall'altro lato si libera una casella importante proprio alle Ferrovie dopo la diatriba sul taglio dei compensi che aveva opposto il fiero manager al presidente del Consiglio che voleva decurtargli gli emolumenti (873mila euro nel 2012). Ora Renzi potrebbe puntare sull'ad di Invitalia, Domenico Arcuri, con un profilo «bipartisan» e sicuramente meno spigoloso di colui che lo ha preceduto.
Tutto come previsto per quanto riguarda la designazione dei manager. Dopo nove anni all'Eni Paolo Scaroni cederà il posto a Claudio Descalzi, capo della divisione esplorazioni del Cane a sei zampe. Ieri sera il supermanager si è accomiatato anche con Napolitano. Soluzione interna anche per l'Enel dove Fulvio Conti passerà il testimone a Francesco Starace, già dirigente di Enel Green Power. Idem per Poste dove l'ex «mister Agenda digitale» Francesco Caio prenderà il posto di Massimo Sarmi.
Nei board si segnalano alcuni nomi di rilievo, «specchi» della mutata situazione politica. Ad esempio, in Eni entrano l'economista Luigi Zingales, Salvatore Mancuso, ideatore del Fondo Equinox, mentre i fondi hanno candidato, tra gli altri, Pietro Guindani da Vodafone (esce il presidente di Mps Alessandro Profumo). A Finmecccanica arrivano l'ex viceministro Marta Dassù e l'economista liberal Alessandro De Nicola, mentre alle Poste - oltre all'ex Mtv renziano Antonio Campo dall'Orto - nominato Roberto Rao (ex deputato Udc). Nel cda Enel c'è il presidente della Fondazione Big Bang (quella della Leopolda) Alberto Bianchi. Per Terna l'azionista di maggioranza Cdp seguirà gli stessi input del Tesoro: la chimica Catia Bastioli è in pole per la presidenza.

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