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Report, l’Autogrill e i legami con i servizi. Le foto e i documenti che riscrivono il caso

Tolto il segreto di Stato, la Belloni potrebbe chiarire i rapporti tra Sigfrido e gli 007. Spunta una foto inedita: controlli all’auto di Mancini

I protagonisti In alto l'uomo attorno alla macchina della scorta di Marco Mancini A destra, il noto incontro all'Autogrill di Fiano Romano tra l'ex capo del controspionaggio e Matteo Renzi Sopra Elisabetta Belloni e lo stesso Marco Mancini

Dopo l’attentato dell’«amico fraterno», gli arresti e il terremoto su Report, c’è ancora un capitolo non superato: quello sui rapporti tra Sigfrido Ranucci e i servizi segreti. Sono relazioni finite nero su bianco su un verbale. Alla Procura di Ravenna ne hanno chiesto conto a Elisabetta Belloni, allora direttrice del Dis, nell’ambito delle indagini difensive sul caso dell’Autogrill.

I magistrati, lavorando in maniera certosina, hanno posto domande precise. «È a conoscenza se appartenenti al Dis, Aisi o Aise siano in contatto anche occasionale con qualcuno riconducibile alla trasmissione Report?», si legge nel documento esclusivo in possesso del Giornale. E ancora: «Lei esclude che potessero esserci all’opera servizi stranieri dietro Report ed ha verificato se il dottor Mancini avesse compiuto operazioni di controspionaggio nei confronti dei Servizi stranieri, ad esempio russi?». Marco Mancini è l’ex capo del controspionaggio, l’uomo che dopo il servizio televisivo sull’incontro con Matteo Renzi a Fiano Romano verrà «prepensionato». Peraltro con il «contributo», per stessa ammissione del conduttore, di Ranucci e della sua trasmissione. Report, cercando di rafforzare la gravità dell’episodio, mostrò anche una direttiva «riservatissima». Chi gliel’aveva fornita? Anche su quel documento venne sentita la Belloni. «La trasmissione Report ha mostrato la direttiva emanata dal governo a cui dovranno sottostare appartenenti al Dis, Aise e Aisi per incontri con parlamentari e altre personalità». Un provvedimento guarda caso emanato dopo il caso dell’Autogrill.

Ma, quando fu sentita come persona informata sui fatti, la Belloni oppose il segreto di Stato su molti dei quesiti posti. Non a semplici curiosità, bensì domande ammesse dal pubblico ministero. C’è anche un po’ di politica in questa storia. L’autorità delegata, ai tempi, era infatti Franco Gabrielli, oggi in odore di «campo largo» quale possibile candidato dei centristi alle primarie. Giorgia Meloni, però, ha rimosso il segreto di Stato sull’Autogrill. E allora la domanda diventa inevitabile: qualora la Belloni dovesse essere sentita di nuovo a Ravenna, emergerebbero i rapporti tra Ranucci e i servizi? C’è almeno un nome che emerge con certezza dagli atti: è Carlo Parolisi. L’uomo, ex Aise, utilizzato da Report con passamontagna e voce distorta per identificare Mancini nelle immagini dell’incontro con Renzi. In un’ordinanza del Gip di Roma, Parolisi viene indicato come «fonte» di Ranucci sul caso. Non è un dettaglio. Poi c’è Marco Bernardini, ex collaboratore, sempre dell’Aise, apparso su Report come commentatore sia del caso Autogrill sia dell’attentato subito dal conduttore. Parolisi e Bernardini sono legati da un rapporto professionale. Ma non è tutto. C’è un elemento mai raccontato. Un episodio che precede di più di due anni il caso Autogrill. Esiste una fotografia relativa a uno strano controllo sull’auto della scorta di Marco Mancini. Era il gennaio del 2018, e la macchina, verso le 15.30, si trovava in via Rasella. Si intravede un uomo, che si era avvicinato alla vettura per fotografare la targa. Poi, atteso da una donna, era andato via. Chi sono quelle persone? Come mai gli interessava tanto la macchina della scorta di Mancini? C’entra qualcosa la questione dell’Autogrill che due anni dopo si sarebbe verificata? Quell’uomo e quella donna non sono mai stati identificati. Sono persone legate a chi consegnò a Report le immagini del summit Renzi-Mancini? O sono correlabili con chi identificò l’ex agente segreto? Semplici ipotesi. Chi ai tempi si accorse di quel movimento fu Gaetano Del Deo, che era un dipendente di Mancini, e che è il fratello di Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore dell’Aisi, oggi in pensione e indagato dalla Procura di Roma per peculato, accesso abusivo a sistemi informatici e attività clandestine di raccolta informazioni. Gaetano Del Deo fu a sua volta sentito a Ravenna, sempre in relazione alle indagini difensive sull’Autogrill. L’attività attorno alla macchina di Mancini venne svolta mentre Gaetano Del Deo si trovava sul balcone, per fumare una sigaretta. Ranucci, ancora, parla spesso dell’Autogrill, non senza contraddizioni. Nel 2021, sentito dalla Digos di Roma, il conduttore raccontò che, nelle immagini ricevute dalla professoressa, Renzi compariva con un uomo che «mi sembrava essere il noto Marco Mancini». Dubbi, dunque, non certezze. Poi però il registro cambiò. Ad Asiago, due anni fa, l’«amico fraterno» di Valter Lavitola ha rivendicato: «Abbiamo contribuito a farlo prepensionare». Abbiamo chi? Il conduttore, poco tempo fa, ha associato Mancini a «Corrado», quello che per i bombaroli dell’attentato di Pomezia «non doveva sapere». Poi si è scoperto che «Corrado» è un errore di trascrizione delle intercettazioni, e che nelle carte non c’è. L’ex capo del controspionaggio, in ogni caso, ha querelato Ranucci per diffamazione. Ma il punto interrogativo di questa storia, in fin dei conti, resta sulla domanda iniziale: quali uomini dei servizi erano in contatto con Report e che ruolo ebbero nella vicenda dell’Autogrill.

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