È un po’ come per la Festa della mamma, del papà o per quella degli innamorati a San Valentino: gli auguri suonano sempre un po’ di plastica, costruiti e confezionati apposta per feste parecchio commerciali. Poi però se figli, figlie, fidanzati e fidanzate se ne dimenticano un po’ ci si resta male. E vale anche per lo stadio di San Siro. Pochi giorni fa ha compiuto cent’anni. E un secolo è un bel traguardo soprattutto per uno dei simboli di questa città che vale la Scala, il Duomo e il panettone. Domeniche e notti che hanno fatto storia, di grande calcio, di scudetti e di coppe di campioni. Ma anche notti di grande rock da Bob Dylan a Bob Marley, da Bruce Springstee a Michael Jackson agli U2 a Vasco perchè, sicuramente dimenticando qualcuno, dal Meazza sono passati tutti i più grandi. E poi le olimpiadi. É ancora negli occhi l’emozionante cerimonia di apertura dei Giochi di Milano-Cortina, con il presidente Sergio Mattarella che arriva in tram (altro simbolo di Milano) e in mondovisione viene accolto da un’ovazione. Da lustrarsi gli occhi. Certo, è stato il canto del cigno di uno stadio venduto a un «buon prezzo» dal Comune a Milan e Inter che ne faranno un altro nuovo di zecca, che risparmieranno un pezzetto di curva che testimonierà ciò che è stato tra nuove torri e green firmato dagli archistar. Cent’anni però sono una bella cifra tonda che in qualche modo andava celebrata. I club non si si sono tirati indietro, a Palazzo Marino invece la ricorrenza dev’essere sfuggita. Non un biglietto d’auguri, non una piccola cerimonia, non un post sui social come usa oggi. Nulla di nulla. Che poi, tutti d’accordo nel dire che per certe ricorrenze gli auguri sono una inutile formalità e basta il pensiero, ma se non arrivano un po’ ci si resta male.

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