Via la Bossi-Fini, dentro la patrimoniale. Maurizio Landini, segretario della Cgil, ha riunito al teatro Brancaccio di Roma i leader del campo largo per esporre loro le sue ricette e favorire la condivisione e l’unità del centrosinistra.
“C’è bisogno di affrontare alcuni temi sulla sicurezza: occorre cancellare la legge Bossi-Fini, perché vuol dire mettere nelle condizioni tante persone di non essere clandestine”, ha detto Landini. Sul caro bollette ha ribadito: “Non si ottiene nulla se non si interviene sugli extraprofitti e se non si fanno modifiche sostanziali”, mentre per quanti riguarda i salari ha proposto di cambiare la legislazione sulla contrattualistica. “Vanno cancellati i contratti pirati, cancellando la logica del subappalto”, ha sentenziato. E ha aggiunto: “Quando dico cancellate il subappalto a cascata, le leggi sulla precarietà, gli stage assurdi, lo dico perché quel sistema, quelle leggi stanno favorendo i banditi, non stanno favorendo le persone perbene”. Landini, poi, ha parlato dello sciopero generale che è in programma per il 20 novembre, giorno in cui si sancirà anche la saldatura col mondo studentesco: “Qualcuno ha detto ‘ma avete proclamato lo sciopero prima ancora di conoscere la manovra?’ Sì, a parte che non ci voleva una grande fantasia... Ma abbiamo fatto un investimento: quel giorno le studentesse e gli studenti di tutta Europa hanno deciso di essere in piazza. Sentiamo la necessità di essere lì insieme a loro”.
Landini, infine, ha rilanciato la patrimoniale per combattere il capolarato: “Dove si vanno a prendere i soldi? Dove sono. Perché non è vero che nel nostro paese non ci sono i soldi. Serve progressività fiscale. Per tutti, perché io mi sono rotto le scatole che gli unici a essere tassati in maniera progressiva siano i lavoratori dipendenti. Alla fine di questi giorni presenteremo una proposta organica di riforma fiscale”. Landini propone un “contributo di solidarietà” da 25 miliardi “da investire nella scuola, nella sanità, nel pubblico impiego, nelle politiche industriali” prelevando l’1% a chi guadagna più di due milioni di euro”. Una proposta che divide il campo largo. Molto sfumata la posizione di Schlein che spiega: “Per anni la destra ci ha detto che non si può fare perché altrimenti i patrimoni fuggono all’estero e allora la destra ci dovrebbe spiegare perché all’articolo 17 della sua manovra ha introdotto una exit tax sugli 800.000 euro in su tassando i patrimoni in uscita sulle plusvalenze non realizzate’’. E ha concluso: “Dopo che ogni volta che diciamo che bisogna ragionare su una tassazione sui super ricchi, ci spiegano che non si può fare, ora la soluzione ce l’hanno data loro in questa manovra quindi li ringraziamo per il contributo alla discussione che dovremmo fare anche tra di noi’’.
Scettico Conte che dice: “Sulla patrimoniale, se volete facciamo un seminario, discutiamone concretamente però vediamo anche con una ricerca comparativa perché non ha funzionato in tanti Paesi europei”. E aggiunge: “Non ha funzionato per due problemi: perché sono nati dei contenziosi e dopo un po’ lo Stato ha dovuto rinunciare e secondo perché chi ha più soldi a quel livello non resta piantato in una cittadina di provincia, è una ricchezza che travalica i confini nazionali e quindi è facilmente occultabile”. Dubbi sono stati espressi anche da Riccardo Magi e dalla renziana Maria Elena Boschi. ‘’I patrimoni più alti sono quelli più facili da spostare, nel momento in cui lasciano il paese poi tu perdi anche quella tassazione che hai oggi. Quindi ragioniamo su quali sono gli strumenti più efficaci’’, dichiara Boschi a cui ribatte a stretto giro Nicola Fratoianni: ‘’Questa cosa che scappano non è vera, riflettiamoci. Dobbiamo avere coraggio altrimenti rischiamo di non farcela neanche stavolta”.
