Il governo, ora, ci mette la faccia. Dopo il decreto Sicurezza varato ieri nel corso del Consiglio dei ministri, oggi i ministri Luca Ciriani e Carlo Nordio hanno affrontato il question Time della Camera sulle proteste violente di quest’ultimo fine settimana.
“Ritengo doveroso esprimere, a nome di tutto il Governo, un sentito ringraziamento agli uomini e alle donne delle Forze dell’ordine che il 17 e 18 ottobre hanno operato con abnegazione e senso del dovere, intervenendo con grande equilibrio, nonostante le reiterate provocazioni e le violente aggressioni subite”, esordisce Ciriani, titolare del dicastero dei Rapporti con il Parlamento che assicura:“Non c’è stata nessuna sottovalutazione del rischio, né a Milano né altrove”. Il ministro, rispondendo a un’interrogazione della deputata di Azione Giulia Pastorella, ricorda che, soltanto a Milano e Bologna, gli agenti feriti sono stati 193 e che “la professionalità delle Forze dell’ordine ha inoltre reso possibile la gestione di una situazione molto critica e sicuramente inedita, anche alla luce della giovanissima età di molti dei violenti”. Il bilancio di Ciriani è impietoso: 343 soggetti accompagnati in questura di cui 48 arrestati e 50 denunciati in sole due giornate durante le quale sono stati impiegati più di mille operatori, inclusi gli agenti della polizia locale. “I fatti di Milano non hanno nulla a che vedere con la manifestazione del dissenso e la violenza va condannata in modo fermo e inequivoco”, sentenzia Ciriani secondo cui “i comportamenti predatori a cui abbiamo assistito richiedono una risposta ferma dello Stato”. Il decreto-legge del governo, conclude il ministro, punta a “migliorare ulteriormente gli strumenti di prevenzione e contrasto alla criminalità, anche minorile”.
A entrare nel dettaglio delle misure approvate ieri dal Cdm è stato il ministro della Giustizia Nordio che è intervenuto sulle iniziative per la prevenzione e il contrasto della criminalità minorile e della devianza giovanile. Misure che “riguardano non solo l’inasprimento delle pene, ma un sistema di presa d’atto di comportamenti che, dal punto di visto giuridico, erano sprovvisti di tutela penale”. Si tratta di reati nuovi tesi a colpire quelle “forme di organizzazione che - spiega Nordio - si manifestano con violenza attraverso l’uso di strumenti atti a offendere diversi da quelli tradizionalmente concepiti nel diritto penale e che hanno devastato mezzo centro di Milano”. Tra le misure più importanti c’è “l’arresto differito anche per i minori”, ma “l’imputabilità rimane fissa tra i 14 e i 18 anni per i minori”. Nordio precisa: “Viene cambiato l’onere della prova nel senso che si presume che il minore infra18enne ma ultra14enne - al di sotto non è imputabile - fino a prova contraria, che lo sia, questo consente al giudice di accertare, caso per caso, se la capacità di intendere e volere esista”. Il ministro della Giustizia, però, avverte: “Agiremo in duplice direzione: l’aspetto repressivo perché il crimine deve esser punito ma anche in senso preventivo”. Nordio è consapevole che “dietro la delinquenza minorile” può esserci una situazione “di disagio o scarsa maturazione di senso civico, e spesso ci sono cause sulle quali è necessario intervenire”. Il Guardasigilli, poi, rivendica: “Ho orgoglio di mostrare le linee guida adottate dal ministero proprio per intervenire non solo in senso punitivo ma in senso rieducativo. Secondo quello che è l’orientamento della nostra Costituzione, della nostra etica e anche secondo principio di utilità - conclude Nordio - perché un minore che entra in carcere se non viene rieducato, una volta” che ritorna “nella società magari diventa recidivo”.
