Ranucci non accetta di non essere più l’uomo solo al comando. Non ha digerito di essere stato messo da parte anche dai suoi, che hanno trovato un accordo con l’azienda e che ora sono contenti di avvisare una nuova stagione di Report. Perché, al netto delle frasi in cui Sigfrido dice di fare il tifo per loro, il dialogo oramai è assente con molti inviati. Ma mantenere una verità di facciata è per lui fondamentale, soprattutto in ottica del suo futuro. Che alterna tra la possibile candidatura in politica e il giornalismo con inclusa causa alla Rai. Ranucci, ospite della festa del Fatto Quotidiano, in merito alla prospettiva di trasferimento al Tg3, a RaiNews o come corrispondente estero, sottolinea che «alla fine, nonostante quello che si pensa, io rispetto le regole. Vedremo cosa decide il giudice: noi presenteremo probabilmente un ricorso d’urgenza molto presto e se il giudice riterrà che ci sono motivi d’urgenza perché io rientri, rientrerò e farò una battaglia da dentro, se non riterrà che c’è l’urgenza continuerà quella sul merito, quella potrebbe durare mesi».
Rispetto alla Rai ha quindi aggiunto che «agirò in giudizio in tutte le sedi, paghi chi ha la responsabilità dei gesti. Ho in mente tre uffici, i responsabili di questi uffici, dovevano creare una narrazione che giustificasse la mia rimozione». Una giustificazione però che lui stesso allora ha creato: perché non era certo il direttore dell’approfondimento Rai a frequentare Valter Lavitola facendolo anche accedere in quel di Viale Mazzini. Perché Ranucci, al netto della sua mancata presa di distanza dal faccendiere e mandante reo confesso dell’attentato contro di lui, condivideva con l’amico questioni interne alla tv di Stato.
Lo aveva come fonte, ma anche con consigliere e «autore in incognito», come si evince anche dall’informativa dei carabinieri redatta il 30 agosto dopo aver analizzato una mole di conversazioni tra i due. Lavitola, spesso proprio su input di Ranucci, era il ventriloquo che suggeriva piste, personaggi, nomi da tenere presente.
E che potrebbe aver avuto un peso specifico decisivo nella messa in onda o meno di alcune inchieste, come quella su Banca Progetto, il cui filone è ancora nelle mani degli inquirenti. I due, oltre alla trasmissione, condividevano progetti politici e si interfacciavano sul fronte imprenditoriale.
Erano legati da un sodalizio che oggi, alla luce del silenzio del conduttore circa la posizione del suo amico, non può che generare dubbi e forti interrogativi nella mente di chi sta conducendo le indagini.
PaNa
GiuSor
