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Sindaco indossa una camicia nera alla festa della Repubblica. Anpi: "Offende la memoria"

Il primo cittadino di Pennabilli ha presenziato alle celebrazioni del 2 giugno indossando una camicia nera sotto la fascia tricolore: “Gesto incompatibile”

Sindaco indossa una camicia nera alla festa della Repubblica. Anpi: "Offende la memoria"
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L’Anpi torna a far parlare di sé per l’ennesima polemica che, stavolta, interessa la moda. Nel 2026, per l’associazione dei partigiani, indossare una camicia nera vuol dire essere ancora associati al Ventennio. Eppure, quel capo è presente in tante collezioni di moda ed è anche uno dei capi immancabili negli scaffali del fast fashion a livello mondiale, anche in Italia. A far riemergere la polemica è stata un’immagine che arriva dalla festa della Repubblica, in cui il sindaco di Pennabilli Mauro Giannini, è stato ritratto con una camicia nera, senza giacca, sotto la fascia tricolore.

L’Anpi ha stigmatizzato la scelta di stile del primo cittadino, definendola “un gesto incompatibile con il significato della ricorrenza che celebra la nascita della Repubblica democratica e della Costituzione antifascista”, oltre che “una grave offesa alla memoria della Resistenza e ai valori su cui si fonda la Repubblica”. Criticare un sindaco per come si veste appare pretestuoso e inutilmente polemico: ci sono probabilmente molti motivi per criticare Giannini, che tra le molte cose si definisce “dannunziano” e non è nuovo alle provocazioni, ma farlo per una camicia è ridicolo e svuota quei valori “antifascisti” di cui l’Anpi si fa portavoce. “Se non vado alla festa della liberazione mi danno del Fascista, se vado alla Festa della Repubblica mi danno del Repubblichino; spero almeno che i Patrioti mi diano del Futurista... ”, ha dichiarato Giannini sui social taggando Roberto Vannacci.

Provocazione o meno, in Italia non esistono indumenti vietati o concessi per legge: quella è la Corea del Nord. Le camicie nere sono state il simbolo di un’epoca storica che l’Italia si è lasciata alle spalle 80 anni fa e che ci sia ancora chi ne cerca evocazioni per giustificare l’esistenza dell’antifascismo è un cortocircuito tutto italiano che sembra essere difficile da eradicare. “Celebrare il Tricolore significa essere coerenti con dei valori che sono l'antitesi delle camicie nere, del fascismo, della privazione della libertà. Quindi non si può festeggiare la Repubblica se non ci si riconosce nei valori dell'antifascismo”, ha dichiarato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale.

La fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione si misura sull'operato amministrativo e sul rispetto delle leggi, non sulle scelte cromatiche del guardaroba. In un Paese maturo, il confronto dovrebbe focalizzarsi sui fatti e sui contenuti, lasciando l'analisi degli abiti alle sfilate di moda e non alle cronache politiche.

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