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Resa Pd: “Primarie? Facciamole”. Ma prende quota l’outsider Salis

I dem moderati cercano un candidato “anti -Conte”. Nel partito i più scettici sanno che per la segretaria la sfida potrebbe rivelarsi un boomerang e vogliono convincerla desistere: “Elly fai la ministra”

Antagonista La segretaria dem Elly Schlein e la sindaca di Genova Silvia Salis potrebbero ritrovarsi antagoniste per la conquista della premiership

Sono ore drammatiche al Nazareno. La preoccupazione è altissima. Perché «Giuseppe Conte ha tenuto in ostaggio il nostro partito per più di 48 ore e ora ne paghiamo le conseguenze». Il pranzo all’Hosteria di Campo dei Fiori nel segno della pacificazione fra il leader del M5s ed Elly Schlein - dopo l’uscita dell’avvocato del popolo che saranno le primarie a decidere premiership e programma- ha lasciato ferite profonde. I riformisti sono infuriati. Lia Quartapelle, punta di diamante dell’ala dem più moderata, spara dalle colonne del Corriere: «Quello del campo stretto era un insieme di slogan, non una proposta di governo alternativa alla destra».

Ed è un nervosismo che attraversa gran parte del gruppo dirigente del Pd, convinto che la postura tenuta da «Elly» fin qui non sia stata premiante. Prima di tutto, perché la segretaria si è lasciata surclassare dall’avvocato del popolo. «Siamo diventati una corrente del partito di Conte» è la tesi non solo dei riformisti. Segue poi altra accusa: è stato un errore in questi mesi puntare tutto sugli sbagli del centrodestra e del governo Meloni. Ne è convinta la democrat Paola De Micheli: «Sperare nelle loro enormi debolezze è velleitario. Dobbiamo proporre agli eletti un progetto, prima ancora che un programma, comprensibile e visionario che risponde alla domanda: quale Italia sarà a guida a centrosinistra». Ed è in fondo la stessa domanda che si poneva qualche giorno fa il senatore Pd di rito riformista, Filippo Sensi, lo stesso che in queste ore ha definito Conte «il Vannacci del campo largo»: «Quale sarà l’idea di Paese che proporremo agli elettori? Questa va costruita prima di subito, con idee chiare e serie». In estrema sintesi non c’è un programma, non è stato definito il perimetro della coalizione e, dettaglio di non poco conto, non c’è una leadership. «Se continuano così non vanno da nessuna parte - tuona Clemente Mastella, ex diccì e ministro dell’ultimo centrosinistra vincente a guida Prodi -. Devono trovare un riferimento di leadership. Altrimenti potrebbe finire come alla nazionale italiana di calcio, tre volte di seguito fuori dai mondiali».

In questo quadro gli azionisti del campo largo credono che a questo punto della scena sia impossibile sfuggire alle primarie. Non c’è un Prodi 2.0, una figura che sia riconosciuta da tutti i protagonisti del campo largo. Primarie siano, dunque. «Non vedo alternative - sentenzia Dario Franceschini dalle colonne di Repubblica - Facciamole e basta». Restano da capire le modalità: a turno unico o con il ballottaggio tra i primi due? E poi ancora: sarà consentito il voto on line, che rappresenta uno delle condizioni poste da Conte? Senza dimenticare che prende quota il terzo incomodo, Silvia Salis. La sindaca di Genova, che a ottobre darà alle stampe un libro, è altamente probabile che alla fine decida di scendere in campo. Se fosse così potrebbe rappresentare quasi tutta l’area moderata e, perché no, anche quel pezzo di Pd riformista che non desidera «morire» contiano. Primarie dunque. Elly non contempla il passo indietro. Figurarsi passare lo scettro a un terzo nome come Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, o Gaetano Manfredi, primo cittadino di Napoli. Perché, ripete ai suoi fedelissimi, «io sono la segretaria del primo partito dell’opposizione e devo essere la candidata del centrosinistra». Ma questa volta le primarie non appaiono scontate come in passato. Potrebbero essere un boomerang per il Pd. E tutto questo lo sanno alcuni padri nobili, come Goffredo Bettini. Ed è la ragione per cui fino all’ultimo i dubbiosi di Schlein cercheranno di provare a convincerla: «Perché questa ossessione per la premiership? Potresti pensare di fare il ministro e al contempo continuare a svolgere il ruolo di segretaria del Pd».

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