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Quel sindaco legato alle coop che ha regalato la città ai violenti

Un centro ricco e un tempo gaudente è diventato capitale di degrado e spacciatori

Quel sindaco legato alle coop che ha regalato la città ai violenti
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Matteo Lepore è un figlio della Bologna bene. Di professione politico, ha lavorato qualche anno per la rossissima Lega coop. Per il resto, ha sempre fatto lo stesso tragitto: casa, Partito democratico, casa, Partito democratico. Si diploma al Galvani, liceo classico, dove entra in contatto con la borghesia liberal democratica, il soffio prodiano della città. Poi, negli anni universitari, fa la conoscenza di collettivi e centri sociali: gli tornerà utile per il proseguo. Derivato ideologico dell'ex sindaco Virginio Merola, è accusato da destra di aver reso Bologna un hub della droga alla luce del sole. Difficile sostenere il contrario.

Chiunque si avvicini, anche da lontano, lo nota: Bologna, con Lepore, è miele per migranti irregolari, spacciatori e disagiati vari. Scolorito il rosso dei tetti, Bologna assomiglia sempre più a una serra dall'illegalità diffusa. La delinquenza, con questa giunta, è un'infrastruttura sociale.

Spalleggiato dalla Cei di Matteo Maria Zuppi e dall'Ucoii di Yassine Lafram (ex presidente stra-bolognese), Bologna è governata dall'alleanza tra cooperative e centri sociali, entrambi foraggiati volentieri dall'amministrazione Pd/Avs. Nomi che tornano nelle partecipate, porte girevoli tra assisi elettive ed enti gestionali: lo strapotere rosso, a Bologna, è dilagante. Lepore, come chiunque amministri la città metropolitana da sinistra, è alleato fedele degli antagonisti.

Labas, arcinoto centro sociale, se ne sta per gentile concessione del Comune in vicolo Bolognetti, pieno centro. Ieri, i ragazzi di Labas erano a lanciare pietre, nella migliore delle ipotesi, contro le forze dell'ordine. Lepore si affretta: le piazze erano due, dice. Ma anche in quella dei facinorosi ha parecchi conoscenti stretti. Saltato sulla sedia quando IlGiornale ha segnalato il ruolo della moglie nella coop Lai Momo, Lepore, oltre a sostenere i centri sociali, tollera volentieri la proliferazione delle moschee: a Bologna i musulmani hanno toccato quota 40mila. Festeggiano gli «avvocati di strada», architrave della Bologna piddina, impegnatissimi nei ricorsi anti-rimpatri.

Neppure gli universitari si divertono più a Bologna, tra l'insicurezza delle strade e i cantieri che bloccano la viabilità. L'ultima trovata, il naviglio bolognese, è ispirata a Milano ma sta facendo di Bologna una Parigi del XIV secolo: si fa fatica a contare le nutrie e i topi. Poi certo il tram, anche quello in stile meneghino, con la viabilità ingessata, in combinato con la genialata di Bologna 30.

La «rossa e fatale», anche se non lo ammettono, preoccupa anche la sinistra, perché non è più lei. Sotto i portici ci si ripara a fatica. Le mura sono tutte imbrattate. Le osterie, a mano a mano, scompaiono, mentre aumentano i «maranza» che vendono volentieri droga per strada.

Poi, a cadenza più o meno regolare, centri sociali e antagonisti vari trovano il pretesto per mettere a ferro e fuoco la città. A Lepore va bene così. E non c'è molto di cui stupirsi. La sorpresa sarebbe se tutto questo andasse bene anche ai bolognesi.

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