Un referendum fatto in casa per le "case chiuse"

Il sindaco di Mogliano Veneto lancia l'idea. E i centralini del Comune vanno in tilt per le adesioni

Un referendum fatto in casa per le "case chiuse"

Un referendum per abrogare la legge Merlin e riaprire le case chiuse, regolamentando la prostituzione e consentendo a Stato e Comuni di far cassa.
Difficile dire dove finiscano le ragioni ideali e dove inizino, invece, quelle pratiche. Fatto sta che ieri dal Comune di Mogliano Veneto è partita la campagna referendaria che potrebbe riscrivere un pezzo della storia (e del diritto) d'Italia. «Non abbiamo un comitato promotore», precisa il sindaco Giovanni Azzolini, «e credo sia la prima volta che capiti: di solito ci si appoggia a parlamentari o a strutture organizzate». Stavolta la partita si gioca da casa. Al risparmio. Ma non per questo senza convinzione. E Azzolini ha già preso a spedire ai suoi colleghi i moduli per la raccolta delle firme: ne servono 500.000 entro settembre. «Un'impresa affatto impossibile», rilancia lui, non nuovo alle tenzoni singolari.

Nel 2010, per dire, aveva dichiarato guerra alla prostituzione sulla statale che unisce Treviso a Venezia attraversando Mogliano: multe per meretrici e clienti. Le lucciole erano sparite, ma s'erano solo spostate in territorio veneziano, con conseguenti polemiche di campanile. Da lì l'idea del referendum. Sospinta dall'esigenza «di risolvere i problemi di sicurezza» e da aneliti di finanza creativa: «La prostituzione alimenta un giro d'affari annuo che s'aggira attorno ai 4 miliardi di euro». Metterne una parte nei forzieri esangui dei Comuni, lascia intendere, sarebbe cosa buona e giusta. Dubbio: su un tema così delicato le polemiche, politiche e culturali, non mancheranno. Pronta la risposta: «La legge Merlin era nata per tutelare le donne, ma non mi pare vi sia riuscita. Noi non intendiamo abrogare il reato di sfruttamento della prostituzione: attraverso la riapertura delle case chiuse vogliamo disciplinare l'esercizio del meretricio e garantire maggiori controlli, con la creazione d'uno specifico albo».

Appena la notizia dell'iniziativa s'è diffusa, i centralini del Comune sono stati presi d'assalto. «Molti sono i sindaci pronti a dare una mano. Da Jesolo mi hanno chiamato per dirmi d'essere pronti a portare nelle discoteche i banchetti per la raccolta delle firme. E poi, tante donne, tutte d'accordo», si congeda Azzolini. La sfida è lanciata: l'assalto alla legge Merlin riparte. A settembre si saprà con quali prospettive.

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