Paolo Signorelli torna al suo posto. Riprende in mano la comunicazione del ministro Lollobrigida. Oggi ha 40 anni. Aveva lasciato il suo incarico due anni fa quando furono pubblicate alcune sue chat con Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, capo tifoso della Lazio.
Perché ti eri dimesso?
«Per vie di quelle chat. Furono acquisite dagli inquirenti che indagavano sull’uccisione di Piscitelli e finirono sui giornali. In qualcuna di quelle chat io scrivevo frasi folli nelle quali non mi riconosco».
Però eri un militante di Fdi?
«No, non ero iscritto a Fratelli d’Italia, semplicemente ero un tifoso acceso della Lazio».
Per questo conoscevi Piscitelli?
«Lo conoscevo per tre ragioni. Intanto perché lavoravo per una radio della Lazio, come giornalista.
Perché sono un grande tifoso della Lazio. E per una questione sentimentale».
Questione sentimentale?
«Sì, in quegli anni ero fidanzato con la figlia di Piscitelli».
Ma con lui avevi relazioni politiche?
«Assolutamente no. Si parlava di Lazio, di stadio, degli “irriducibili”».
Se rileggi oggi quelle chat?
«Non le ripeterei mai e poi mai. Io non sono il Paolo di quelle chat, io sono il Paolo di oggi. E comunque è bene che si sappia che erano chat private, non erano pubbliche. Non andavo in giro a scrivere sui muri o a gridare slogan».
E perché ti sei dimesso?
«Per evitare polemiche e per non mettere in difficoltà il ministro e le istituzioni. Quando ho visto che lo scandalo era esploso sui giornali ho pensato che dimettersi era la cosa più giusta da fare».
Ti hanno definito antisemita.
«Non sono assolutamente antisemita.
Né antisemita né razzista. Non lo sono. Quelle frasi mai le ripeterei. Le considero deprecabili. Non ho nessuna difficoltà ad ammettere che all’epoca, cioè quasi dieci anni fa, ho sbagliato a scriverle».
La sinistra ha avuto un accanimento nei tuoi confronti. C’è stato quasi un linciaggio.
«La sinistra ha cavalcato l’onda. Quando la sinistra attacca lo fa in maniera pesante».
Hai pagato un prezzo troppo caro?
«No, ho pagato il prezzo giusto. Quando si sbaglia, si paga. Ora il ministro mi ha ridato fiducia ed è giusto accettare la sua fiducia».
Come è nata questa richiesta del ministro Lollobrigida?
«Edoardo Garibaldi, che aveva preso il mio posto dopo le dimissioni, collega molto molto bravo, torna a lavorare in Rai. Allora il ministro mi ha chiamato e abbiamo sondato questa possibilità. Sono rimasto piacevolmente sorpreso».
Hai pagato un prezzo anche per il cognome che porti?
«Immagino che ti riferisci a mio nonno. Che si chiamava Paolo Signorelli come me. Mio nonno è stato assolto da ogni accusa. Lo avevano imputato di reati infami, compresa strage. Si è fatto 10 anni di carcere da innocente prima di essere assolto. Io porto il suo nome con grande orgoglio, non rinnego certo le mie origini familiari. Mio nonno mi ha insegnato tante cose».
Era uno dei fondatori di Ordine Nuovo, lo hanno accusato di essere un terrorista...
«Invece era solo un filosofo e un professore molto amato dagli studenti.
Anche i magistrati alla fine lo hanno accertato».
Il caso Signorelli fu un caso Tortora moltiplicato per dieci?
«Ha pagato carissimo. Ha perso tutto.
Ha sofferto moltissimo. Amnesty International ha denunciato il caso Signorelli».
Oggi sei contento, sereno?
«Molto. Ringrazio il ministro Lollobrigida. Sono pronto a mettermi al lavoro e dare una mano al governo».
