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Suk in viale Monza, Comune sotto accusa

Cibo abbandonato in strada, topi e minacce: residenti esasperati da venditori ambulanti abusivi accanto al Pane quotidiano

Degrado viale Monza

«Siamo esasperati, ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni, questa petizione è un grido d’aiuto». É scritto in testa alle quasi cinquecento firme (483 per la precisione) raccolte dai residenti tra viale Monza e Villa San Giovanni e inviate al prefetto Claudio Sgaraglia, al questore Bruno Megale, al sindaco Beppe Sala e al presidente del Municipio 2 Simone Locatelli per dire basta al suk accanto al Pane Quotidiano di viale Monza. È un problema che si trascina da anni e che nessuno sembra intenzionato a risolvere. Nel 2021 anche Striscia la Notizia prese a cuore le proteste del quartiere e portò in tv il caso dei venditori abusivi dei cibi consegnati gratuitamente dall’associazione, parlavano di «sciacalli», «furbetti», una vera e propria «truffa ai danni della onlus». Da allora «non è cambiato niente» sottolinea Davide Usai, tra i promotori della raccolta firme. Sintetizza bene la situazione: tutte le mattine dalle 8 alle 11 circa nell’area parcheggio di fronte al civico 325 del viale, accanto al Pane Quotidiano, si piazzano venditori abusivi di prodotti alimentari «di dubbia provenienza» (per modo di dire). Sono «ben organizzati». La loro presenza «non è solo un problema di illegalità e degrado, preoccupa i residenti anche perché chi osa rimproverarli viene minacciato. E il degrado provocato dagli ambulanti genera altro degrado: le aiuole e i posti auto vengono utilizzati come toilette a cielo aperto, sono presenti bivacchi di persone che abusano di bevande alcoliche, abbandonano rifiuti e bottiglie di vetro». I residenti sono «esasperati. Chiediamo più presenza della polizia locale e delle forze dell’ordine, più attenzione da parte del Comune e del Municipio 2». Usai, con altri residenti, è stato convocato per un incontro in Zona 2 a fine luglio con il presidente Locatelli, il vicequestore, un rappresentante del Gabinetto del sindaco. Ma «la musica non è cambiata e abbiamo poche speranze - ammette -. Sembra che abbiano le mani legate e non riescano a risolvere la situazione».

I venditori abusivi sono soprattutto cinesi, ci sono donne arabe, maghrebini, rumeni. L’associazione distribuisce gratuitamente i prodotti donati dalle aziende e ovviamente non chiede carte d’identità ai bisognosi né ha la responsabilità diretta di controllare se il cibo venga effettivamente consumato da chi lo riceve. Ma «il paradosso è che i ghisa sono spesso presenti e non intervengono, anche se le persone che rivendono abusivamente i prodotti sono più o meno sempre le stesse - afferma -. Il non venduto viene abbandonato nei cestoni, in mezzo alla strada. Intanto, vedere intere confezioni buttate infastidisce perché i prodotti potrebbero servire a tante altre persone in difficoltà. E si crea un problema igienico sanitario. Lasciamo immaginare pane, confezioni di tiramisù o di pancetta lasciate lungo la strada, davanti ai nostri portoni. Siamo invasi da piccioni e topi, non ne possiamo più». Nel corso della riunione «alla richiesta di trasferire altrove una parte della distribuzione ci è stato risposto che non possono spostare il degrado in un altro quartiere. Siamo residenti di serie B rispetto alle sciure della Zona 1? Anche le nostre case si stanno deprezzando. La palazzina che ospita la onlus è del Comune, ha il dovere di aumentare i controlli all’esterno, multare».

Il consigliere di Fratelli d’Italia Francesco Rocca sta seguendo la battaglia dei residenti e ha proposto loro di raccogliere firme per accendere un faro: «È una situazione che, se ci fosse la volontà da parte delle istituzioni, si potrebbe risolvere molto più velocemente del mercato abusivo di viale Puglie. Non parliamo di centinaio di bancarelle. I vigili allontanino i venditori se si piazzano con teli e banchetti fuori dalla onlus, i residenti sono esasperati».

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