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"Tax the rich". La sinistra strizza l’occhio alla Gen-Z. Asse Pd-M5S per importare la demagogia della patrimoniale

L'illusione di finanziare i sussidi spremendo chi produce ricchezza unisce l'opposizione nostrana alle derive stataliste d'oltreconfine. Ma l'Economist avverte: così si distrugge la crescita

"Tax the rich". La sinistra strizza l’occhio alla Gen-Z. Asse Pd-M5S per importare la demagogia della patrimoniale
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Il periodico rilancio di proposte legate all'introduzione di una tassa patrimoniale rispecchia l'intramontabile vizio ideologico della sinistra italiana. Nel tentativo di inseguire il consenso d’area facile, le forze dell'opposizione progressista, dal Partito democratico al Movimento 5 Stelle, continuano a convergere sulle solite ricette assistenziali e punitive contro chi produce ricchezza. L'illusione, sbandierata per meri fini elettorali, è che la spesa pubblica e i sussidi possano essere finanziati all'infinito semplicemente spremendo i contribuenti e i grandi capitali, ignorando del tutto i veri motori dell'economia: la produttività e la crescita economica.

Questa deriva nostrana, come spiega “The Economist” nel recente articolo di copertina, si inserisce perfettamente nel solco del cosiddetto “socialismo della Gen-Z”, una moda politica transatlantica che sta contagiando la sinistra occidentale a colpi di slogan demagogici su TikTok. Il settimanale la definisce “dottrina incentrata sull'io” e sottolinea come “il cambiamento climatico e la razza, preoccupazioni degli anni 2010 e dei primi anni 2020, sono ora questioni molto più periferiche”. Dietro la retorica del finto vittimismo giovanile e delle lamentele sul caro affitti o sull'impatto dell'intelligenza artificiale, si nasconde un'agenda puramente statalista. Le ricette proposte oltre confine, e prontamente copiate dai nostri progressisti, si muovono lungo una linea liberticida: controllo dei prezzi, tasse espropriative e anacronistici programmi di nazionalizzazione. L'obiettivo è chiaro: penalizzare il merito e l'iniziativa privata per imporre il diktat dello Stato, un controsenso della società moderna che la Gen-Z sembra non cogliere oppure, deliberatamente, ignora al grido di “Tax the rich”.

Resistere al socialismo della Gen-Z è quindi un compito urgente”, spiega The Economist, perché il rischio insito in questo approccio è che lo spostamento dell'asse politico verso l'iper-regolamentazione produca effetti devastanti sul tessuto produttivo nazionale. Misure rigide e tasse punitive non fanno altro che disincentivare gli investimenti, contrarre l'offerta, bloccare l'edilizia e mettere in fuga i capitali, affossando un Paese che ha invece un disperato bisogno di choc fiscali positivi, meno burocrazia e meno tasse.

Per fermare questa deriva, il pensiero liberale e conservatore deve respingere con fermezza questi ricatti morali e tornare a difendere con orgoglio il capitalismo e l'impresa privata, che rimangono gli unici veri garanti della crescita e del benessere.

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