A Milano dovrebbero tornare le multe cartacee, direttamente sul parabrezza delle auto. È quanto ha stabilito una delibera presentata in Consiglio Comunale dal Pd pochi giorni fa. Una svolta che dovrebbe mettere d’accordo tutte le parti. Ma che «fa capire che a pochi mesi dalle elezioni la Giunta Sala sta cercando di cancellare le tracce delle fesserie politiche fatte», sostiene il capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Marino Riccardo Truppo.
Contrordine compagni, quindi. È infatti dal 2023 che nel capoluogo lombardo sono sparite le multe cartacee. Una scelta che ora Palazzo Marino sembra pronto a rivedere, dopo le polemiche e i disagi per gli automobilisti milanesi che spesso venivano sanzionati senza neppure saperlo.
E per Truppo la retromarcia ha il sapore di una resa. «Quando fu introdotta tre anni fa avevo chiesto con una mozione a Granelli di reintrodurre il cartaceo. Lui disse che il futuro dell’amministrazione era il digitale. È surreale che ora sia favorevole», attacca il meloniano, puntando il dito contro l’assessore.
Nel mirino c’è soprattutto quello che, secondo l’esponente del centrodestra, è diventato un percorso a ostacoli per chi prende una multa e vuole semplicemente pagarla. Senza il verbale lasciato sul parabrezza, racconta Truppo, migliaia di cittadini si sono ritrovati a dover rintracciare gli atti nei depositi comunali, con tanto di permessi e ferie dal lavoro.
E con il rischio di accorgersi troppo tardi della sanzione, perdendo la possibilità di pagare in misura ridotta. «Ci sono casi tristi di famiglie che dopo due mesi si sono rese conto che quel comportamento non si poteva tenere», sostiene. Il problema non sarebbe soltanto burocratico: una notifica che arriva tardi può trasformare una multa in un debito più pesante da saldare. Per Truppo, il ritorno del cartaceo sarebbe una questione di buon senso, prima ancora che politica. Anche perché, assicura, ripristinare il sistema sarebbe possibile in poche settimane, utilizzando le stamperie comunali. «È una cosa che si fece per risparmiare qualche spicciolo ai danni della serenità dei cittadini», accusa.
La tempistica della svolta, a pochi mesi dalle elezioni, alimenta lo scontro. «Sono cose di vita vera che la giunta non comprende perché ormai vive a quattro metri di altezza», affonda Truppo. La richiesta finale è netta: «Io, se fossi nella giunta, chiederei scusa alle famiglie».
