L’autogrill di Fiano Romano irrompe a Cernobbio. Matteo Renzi e Giuseppe Conte non si incrociano, il leader 5S è in collegamento. È un gioco di posizionamento. Il fondatore d’Iv non parla di quel caso finché il grillino non smentisce. Il Giornale, con uno scoop, lo ha scritto nero su bianco: quando Conte era a Palazzo Chigi con i giallorossi, ha visionato in anteprima il video dell’incontro all’autogrill.
Per quella storia, Renzi è stato massacrato politicamente. Marco Mancini, ex dirigente del Dis, è stato invece accompagnato alla porta. «Prepensionato», si dice in gergo. L’ex 007 aveva da poco tempo parlato con Luigi Di Maio, all’epoca longa manu contiana, che gli aveva prospettato la promozione a capo dell’Aise. Poi sono arrivati Report, una strana professoressa di sostegno, quattordici minuti di ripresa video e una puntata di Sigfrido Ranucci, «Babbi e spie», che ha rovinato la carriera a un alto dirigente dei servizi segreti, un dirigente dell’Aise, Carlo Parolisi, che identifica in Tv un collega in servizio.
Con ogni probabilità, un trappolone ben preparato. Anzi, per usare un’espressione utilizzata proprio da Renzi, un «regolamento di conti tra settori dell’intelligence». Non sono in pochi, sulla sponda comasca del lago, a domandarsi se il «campo largo» possa reggere all’ennesima polemica interna. Del resto, l’episodio di Fiano Romano coinvolge anche il leader d’Italia viva, non solo Mancini. L’argomento è nel menu del giorno ma il centrosinistra è costretto a fare spallucce. Conte, per alzare il tiro su Renzi, ha scelto Agrigento e la convention di Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato. Invece di arroccarsi, il grillino opta per l’attacco: «Renzi? Non ha potenzialità espansiva - argomenta -. E molti continuano a diffidare». Nel contempo anche Ismaele La Vardera, confluito da poco in Progetto Civico Italia, getta la maschera. La Vardera ammette che, qualora Onorato non dovesse candidarsi alle primarie, i loro voti finirebbero a Conte. È un piano, preciso, studiato a tavolino da Goffredo Bettini mesi fa: utilizzare l’assessore ai Grandi eventi di Roma per indebolire la Schlein e rafforzare la leadership di Giuseppi nel «campo largo». Svanita la finzione delle prime settimane, la realtà è venuta a galla.
La questione dell’Autogrill è l’ennesima spada di Damocle sulla testa del «campo largo», forse quella decisiva. Anche il centrodestra vuole vederci chiaro. Raffaele Speranzon, vicepresidente del Gruppo di Fdi al Senato, ha chiesto a Conte di «chiarire» l’esistenza o meno di una «regia occulta che ha mosso leve istituzionali e apparati d’intelligence dello Stato per confezionare presunti scoop giornalistici». Anche Stefano Maullu, vicecapogruppo di Fdi alla Camera dei deputati, parla di un «utilizzo spregiudicato e politico degli apparati dello Stato». Conte potrà tacere per qualche altro tempo ma prima o poi dovrà spiegare.
L’ex premier giallorosso si è già contraddetto: disse in un’intervista all’Identità di aver visionato il video mentre era ancora a Palazzo Chigi. Ma «Babbi e Spie» andò in onda il 3 maggio del 2021, quando Giuseppi era già stato sostituito da Mario Draghi. Conte ha usato l’intelligence per provare a mettere in difficoltà Renzi e per promuovere altri al posto di Mancini?
Vedremo.
