Giorgia Meloni sta per girare alla quarta boa del suo governo, che ha già il record di longevità. Sono stati tanti i provvedimenti varati in questi quasi 48 mesi e negli ultimi 12 ha intenzione di mettere a terra quanto ancora manca, proseguendo nel programma e senza stravolgimenti. Sono stati 4 anni tra i più complicati a causa delle crisi internazionali, che si sono ripercosse sull’economia del Paese, con tutte le conseguenze del caso ma la coalizione ha dimostrato di saper attraversare le tempeste in modo coeso e senza scossoni anche se, com’è normale che sia, partiti diversi hanno leader diversi e, quindi, idee diverse sulle quali confrontarsi.
“Rimpianti veri e propri non ne ho. Mi pento forse di aver ritenuto sufficiente fare le cose, anche quando non riuscivo a raccontare tutto il lavoro. Sono convinta da sempre che i fatti siano molto più forti di qualsiasi narrazione. Oggi, però, mi rendo conto che sarebbe stato importante far conoscere meglio tutto il nostro lavoro”, ha dichiarato la premier, che rivendica anche il referendum sulla Giustizia: “Avevamo preso l’impegno di presentare una riforma della giustizia, e lo abbiamo fatto. E anche se gli italiani hanno deciso di non confermarla, noi abbiamo fatto il nostro dovere”. Così come l’Italia, ne è sicura Meloni, ha sta facendo il suo dovere con l’Ucraina perché, spiega, “nonostante molte contraddizioni e tentennamenti, l’Europa ha saputo reagire in modo ben più determinato di quanto ci si potesse immaginare, e sicuramente più di quanto Mosca si aspettasse”.
In conflitto alle porte dell’Europa, che “ha risvegliato l’Europa da un lungo torpore e dalla illusione che fosse al riparo dai grandi rischi del passato”, ha anche “fatto riscoprire a molti europei il senso dell’identità e del patriottismo” grazie a “l’incredibile resistenza ucraina”. Per il presidente del Consiglio il “patriottismo” vero è quando inizi a porti la domanda “sei in grado di mettere la Patria prima di te stesso?”. Lei questa domanda se l’è fatta e si è anche data una risposta nei fatti perché, spiega, “per me in questi anni sarebbe stato elettoralmente più vantaggioso non sostenere l’Ucraina, piuttosto che farlo. Solo che io non ho sostenuto l’Ucraina per Kyiv, io ho sostenuto l’Ucraina per Roma. Perché, come ho detto molte volte, l’Italia avrebbe tutto da perdere in un contesto internazionale in cui vengono meno le regole della pacifica convivenza tra le nazioni e torna a prevalere la legge del più forte”.
Ed è anche per questo che, a fronte della possibilità di allearsi con chi non sostiene Kiev, Meloni spiega di non essere “certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale. Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati”. E in tal senso difende anche le spese militari, perché “nella storia, non esiste alcuno stato che abbia garantito la sicurezza dei propri confini e dei propri cittadini senza avere la capacità militare per difendersi. Certo che è impopolare dire che bisogna spendere anche in difesa. Ma purtroppo è necessario”. E a chi, come Mario Draghi, sostiene che per migliorare l’Europa serva più integrazione e federalismo, Meloni replica ribadendo quello che i conservatori europei, di cui il suo gruppo è parte da anni: “Serve l’opposto”. Perché, spiega, serve “un modello di Europa confederale, nel quale gli stati membri mantengano ampia sovranità ma interagiscano in modo più efficace sulle materie di rilevanza strategica. È una visione che sta prendendo sempre più piede, tanto che ora diversi stati membri invocano il ricorso alla cooperazione rafforzata”.
A proposito di economia, Meloni rivendica l’aumento delle occupazioni e la diminuzione dei contratti a tempo determinato ed è questo dato, spiega, “quello che più di ogni altro racconta come l’Italia sia oggi in una condizione migliore rispetto a quella nella quale si trovava quattro anni fa”. Su problemi noti di scarsa crescita industriale e produttività, la premier ha sottolineato che si tratta di “debolezze strutturali che la nostra Nazione si trascina da molti anni e per le quali non esistono soluzioni facili. Ma è fondamentale intraprendere la strada giusta per risolverle nel tempo”. E per quanto riguarda la crescita, ha aggiunto, “seppur in un contesto molto difficile e incerto, l’economia italiana regge bene e i dati dei primi sei mesi dell’anno potrebbero portare ad una crescita 2026 dell’1 per cento, in linea se non superiore a quella dell’area euro”. Sull’energia, ha spiegato, il problema strutturale italiano è la forte dipendenza dall’estero, “sul quale siamo intervenuti e stiamo intervenendo su più fronti: dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, anche attraverso l’accelerazione sulle rinnovabili, alla riapertura al nucleare, in particolare il nucleare di nuova generazione, che riteniamo possa essere la vera soluzione per la nostra sicurezza energetica, fino agli ultimi provvedimenti per consentire di accelerare le concessioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi”. Meloni si dice dispiaciuta di “non aver potuto fare di più per famiglie e imprese proprio rispetto al caro energia” pur avendo dedicato, specialmente all’inizio della legislatura, buona parte delle risorse.
Per la premier, stabilità fa rima con attrattività del Paese e “questo è stato possibile anche grazie a una strategia portata avanti negli anni da una maggioranza politica compatta. E se domani gli italiani decideranno di accordare la loro fiducia a qualcun altro, mi auguro che sia qualcuno che non dilapiderà questa preziosa eredità. Perché noi tifiamo per l’Italia, sempre e comunque”. E alla sinistra che oggi tifa Pedro Sanchez, la premier fa una domanda in relazione alla politica migratoria del suo omologo spagnolo: “Da quando siamo arrivati al governo, siamo accusati ogni giorno di essere ‘disumani’, perché impediamo l’ingresso a chi vorrebbe entrare illegalmente e vogliamo espellere dall’Italia chi vive qui pur non avendone titolo. La domanda che faccio è: la posizione della sinistra è cambiata? Mi piacerebbe saperlo. Dopodiché, rivendico con orgoglio che su questi temi l’Italia è riuscita a porsi come capofila in Europa”. La sicurezza, ha ribadito, “è sempre stata una priorità di questo governo. Lo dimostrano i molti provvedimenti messi in campo, dal decreto Caivano ai decreti sicurezza e immigrazione, che hanno dato dei risultati oggettivi”. Ha rivendicato gli investimenti “come nessuno prima di noi nel comparto difesa e sicurezza, previsto 45.000 assunzioni nelle forze dell’ordine, aumentato i loro stipendi che erano fermi da anni e previsto la tutela legale nell’esercizio delle loro funzioni”.
A proposito dell’AfD, Meloni ha ricordato che “da anni, in Europa sono cresciuti quei movimenti politici che pongono in primo piano la difesa dell’identità, il contrasto all’immigrazione illegale di massa, il pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Nei confronti di questi movimenti, molto spesso la reazione dell’establishment è stata quella di provare a creare dei ‘cordoni sanitari’, non invece di affrontare nel merito le questioni. Come si vede, è una strategia che non funziona”. Serve, “ascoltare”, spiega, che “è quello che sta facendo il centrodestra in Italia, con soluzioni serie e non demagogiche” e da noi, ci ha tenuto a dire, “il contesto politico è radicalmente diverso da quello che vediamo in Germania e in altre nazioni”. Meloni rivendica anche la lotta all’antisemitismo, anche con il Ddl tanto discusso in questi giorni e ostacolato dalla sinistra, perché “la verità è che un pezzo importante del loro elettorato ha difficoltà a condannare senza ambiguità tutte le forme di antisemitismo, reputando che ci possa essere una forma di antisemitismo moralmente accettabile. Come ha testimoniato anche la presenza di chi inneggia a Hamas all’ultima manifestazione organizzata davanti Montecitorio”. Sul matrimonio egualitario ritiene che “l’attuale quadro normativo sia equilibrato e di buon senso. E che non necessiti di modifiche”.
