Dalla cassoeula ai pizzoccheri, il risotto alla milanese e i casonsei. Ogni piatto racconta storie antiche tramandate per generazioni e custodisce l’identità della Lombardia. La legge approvata ieri dal Consiglio regionale vuole tutelare e promuovere questo patrimonio gastronomico. Innanzitutto, con l’introduzione del marchio regionale «Cucina tipica lombarda», un riconoscimento per tutti quei ristoranti che garantiscono nei menù una presenza stabile delle ricette tradizionali e l’impiego costante di prodotti del territorio. Ogni anno, poi, sarà promosso il «Mese della cucina lombarda» e sarà organizzato un forum con associazioni di categoria, cuochi e produttori agricoli. «La Lombardia sceglie di difendere e valorizzare la propria identità anche a tavola» ha commentato Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Regione e promotore della legge, parlando di un testo che punta a coinvolgere anche le nuove generazioni, «valorizzando il ruolo delle famiglie, delle Pro Loco, delle sagre e delle scuole alberghiere». Secondo Corbetta, «è importante favorire la conoscenza dei piatti tradizionali anche nelle mense scolastiche, compresi quelli a base di carne suina. Non vogliamo più situazioni come quelle che abbiamo visto in Emilia-Romagna», con le polemiche a Piacenza per l’eliminazione dai menù di prodotti a base di carne di maiale. «I nostri prodotti racchiudono valore e radici. Non è solo cibo, è cultura» ha sottolineato anche la leghista Silvia Scurati, relatrice del provvedimento, durante una degustazione lombarda preparata al Pirellone dai ragazzi e dalle ragazze del Collegio arcivescovile Castelli di Saronno.
Il presidente Attilio Fontana ha esaltato i pizzoccheri, portati alla ribalta internazionale durante le Olimpiadi di Milano Cortina da un articolo del New York Times: «Una nota giornalista arrivò in Valtellina e provò i nostri pizzoccheri. Da lì si è innamorata e abbiamo avuto una pagina sul Nyt. Mi dicono - ha scherzato il governatore - che in America fanno fatica a farli. Certo mancano gli ingredienti lombardi».
