Non voglio insegnare alla sinistra a fare la sinistra. Ma almeno a non farla in franchising e tradotta dal francese. A Parigi scendono in piazza contro Emmanuel Macron, che pur di boicottare la Le Pen ha sfasciato il Paese. Da noi si copia la protesta per abbattere la destra scelta dagli elettori. Rivoluzionari per imitazione. E con lo sponsor.
Perché non parliamo soltanto dei pullman della solita Cgil. Il sindacato di Maurizio Landini infatti, secondo i bilanci pubblicati
dal Giornale, ha versato oltre 260mila euro a Udu e Rete degli Studenti, le sigle che oggi guidano la mobilitazione. La spontaneità, a quanto pare, ha un budget.
E mentre Landini allestisce la succursale italiana della rabbia francese, chi pensa agli italiani è Giorgia Meloni: lo ammettono perfino Berlino, Parigi e la Ue di Ursula von der Leyen che devono fare i conti con le ricette italiane su energia, industria e immigrazione. Quelle che ieri erano eresie oggi diventano argomenti al vertice europeo.
Ecco il paradosso: l’Europa è costretta dai fatti a guardare verso il governo di centrodestra più forte del continente, ma a Bruxelles difende una maggioranza che guarda a sinistra. Cambiano la rotta, purché non cambi il timoniere. La sinistra italiana, invece, non cambia nemmeno la scenografia: importa le proteste francesi e lascia alla Meloni il compito di esportare politica.
