Il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, è stato intervistato a Viareggio (Lucca) dall’editorialista de Il Giornale, Augusto Minzolini, nel corso della rassegna “L'Estate del Principe”. Tanti i temi affrontati ma, inevitabilmente, le prossime elezioni sono state centrali nella discussione. “Io non vorrei mai dare la nazione in mano alla sinistra. Attenzione: mai”, ha detto il generale, che ha raccolto lunghi minuti di applausi da tutta la sala, ma ha anche aggiunto di non essere “pronto a negoziare le mie linee rosse. È una cosa che io ho sempre detto”.
Secondo Vannacci, queste “linee rosse” non sono “irraggiungibili. Noi stiamo dicendo che promuoviamo la famiglia naturale, che vogliamo un'Italia identitaria” e che “in politica estera dobbiamo fare gli interessi degli italiani”. L'obiettivo di Futuro nazionale, ha aggiunto, è “portare il centrodestra sulla rotta giusta e ci stiamo riuscendo perché lo dicono i giornali che il centrodestra insegue Vannacci. E io non mi offendo a essere inseguito. Una rotta secondo me corretta, che ci porterà fuori da questa crisi, ci porterà a combattere la deriva di questa autocrazia europea”. Che ci sia una parte di Fi “che non sia d'accordo con quelle che sono le nostre linee rosse”, ha detto, “ci sta pure. Ma sono convinto che ci sia una buona parte dell'elettorato che invece le condivide e probabilmente l'incremento di consenso di Fn è dovuto a questo aspetto”. Alla fine, ha aggiunto, “ci presentiamo come quelli che dicono 'noi non negoziamo ciò che non è negoziabile. Noi andiamo avanti sulla nostra strada'. E quando dico che secondo me l'intesa non è difficile, lo dico perchè secondo me questa alleanza di centrodestra all'inizio della legislatura non aveva posizioni così tanto diverse rispetto alle nostre, come la premier Giorgia Meloni che parlava di blocco navale e rivolgendosi all'Europa diceva 'è finita la pacchia'”.
Sulla sua uscita dalla Lega, il generali ha ribadito di essere “uscito dalla Lega per formare un mio partito, ma questo non è assolutamente un tradimento, perché, anzi, io sono rimasto fedele a quei principi, valori ed ideali che insieme nella Lega avevamo convenuto sarebbero stati i nostri fari”. Per il leader di Futuro Nazionale, la Lega “avuto un certo avvicinamento a quella dinamica dei diritti” che “secondo me sono capricci, della categoria Lgbt che sinceramente invece a me sembrava abbastanza dicotomica rispetto alla difesa di quella che è la famiglia naturale”. E ha anche ribadito che dal suo punto di vista, la fedeltà agli elettori è stata dimostrata, anche se “molti dicono 'ma una volta che è uscito dalla Lega doveva rimettere anche il mandato da europarlamentare'. Ma non è così e lo dice anche la nostra Costituzione, all'articolo 67, ogni parlamentare esercita le proprie funzioni senza limiti di mandato”. Sulla legge elettorale appena votata, Vannacci sostiene di gradire “il premio di maggioranza, dare stabilità al governo in base a chi prende più voti.
Peccato che all'interno ci siano questi obbrobri che ci hanno portato a non votarla”, citando l'assenza delle preferenze, l'alternanza di genere e, dice la “marchetta a partiti come Azione e ad altri partitini che non dovranno raccogliere le firme”. Per “noi raccogliere le firme sarà un gioco da ragazzi”.
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