Il Comune con le sue 14 partecipate - da A2a a Mm, Sea, Atm - è a tutti gli effetti il quinto «gruppo industriale» in Italia, con 21,6 miliardi di fatturato e 47.940 dipendenti totali. Al primo posto c’è Stellantis con 258mila dipendenti per 153 miliardi di fatturato, al secondo Generali (88mila dipendenti per 98 miliardi), Intesa Sanpaolo (90mila dipendenti per 27 mld) ed Enel (61mila dipendenti per 74 miliardi). La giunta Sala ha approvato il Bilancio consolidato 2025, firmata dall’assessore Emmanuel Conte, e rispetto a quello di inizio mandato nel 2022 può contare su 2 miliardi di patrimonio in più e su 944 milioni di debito in meno. Un bilancio «da impresa». Le imposte versate da Comune e partecipate sono passate in 4 anni da 140 a 207 milioni. Il personale a Palazzo Marino è sceso invece di 256 unità, per un totale di 13.596 dipendenti, e il salario lordo medio è di 46mila euro all’anno. Nel «gruppo» invece i dipendenti sono aumentati di circa 3mila unità, da 44.651 a 47.940, in Atm 883 in più, in A2a 1.304, in Sea 213, in Mm 204. Le entrate da tributi sono passate dal 2022 al 2025 da 1.429 a 1.563 milioni ma l’aumento è legato alla tassa di soggiorno versata dai non residenti e schizzata da 52 a 114 milioni. «Avere conti solidi - sottolinea Conte - significa garantire a Milano maggiore autonomia e capacità di affrontare le sfide che ci attendono».
Di fondi per il quartiere di San Siro ha parlato invece ieri al Forum Rigenerazione la vicesindaco Anna Scavuzzo, anticipando una delibera ad hoc per investire sull’area «oltre 70 milioni di euro» degli incassi dalla vendita dello stadio e delle aree intorno a Milan e Inter. Ricorda che l’odg approvato nel 2025 impegnava il Comune a destinare almeno 40 milioni a progetti nei quartieri limitrofi e «la cifra non è sparita ma anzi saranno oltre 70. Gli interventi per San Siro saranno finanziati con i 73 milioni già incassati (sui 173 milioni totali dovuti dai club) tramite apposita delibera». Il consigliere regionale di FdI Marco Bestetti accusa Scavuzzo di fare «il gioco delle tre carte. Erano previsti almeno 40 milioni che Milan e Inter avrebbero dovuto destinare ai quartieri limitrofi, che si dovevano sommare al corrispettivo stabilito per la vendita dello stadio e delle aree circostanti, una parte del quale andava destinato al quartiere San Siro. Erano due condizioni diverse, distinte e cumulabili».
