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Veneto, passa il fine vita. La legge del centrodestra

Maggioranza spaccata, Lega con le opposizioni e FdI rimane compatta sul no. Zaia definisce la legge “una risposta doverosa”. Per i meloniani “non andava presentata”

Il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, durante il dibattito sulla legge regionale per il fine vita assistito, in aula consigliare di palazzo Ferro Fini, Venezia 2 settembre 2026. ANSA/ANDREA MEROLA

È la prima regione governata dal centrodestra, e la quarta nel Paese, ad approvare una legge di iniziativa popolare sul fine vita. Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna ieri anche il consiglio regionale del Veneto ha dato via libera al provvedimento che definisce «procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito». 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari. Si spacca la maggioranza: gran parte della Lega vota sì con le opposizioni, FdI è compatta per il no. Una battaglia «di civiltà» portata avanti con determinazione dall’ex governatore Luca Zaia che ha definito la legge una «risposta doverosa. È stata una discussione complessa e profonda, che ha coinvolto le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche - commenta - Oggi il Parlamento dei veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema. Sono orgoglioso di una politica regionale che ha saputo mostrare il volto migliore delle istituzioni: ascoltare, confrontarsi con serietà e assumersi fino in fondo la responsabilità di decidere e di indicare una strada». La politica, suggerisce Zaia, dovrebbe considerare i temi etici «come una no fly zone da lasciare alla libertà di coscienza». Cosa che ha fatto Forza Italia. Uniti nel No, invece, i Fratelli d’Italia: «Questa legge secondo noi non doveva essere presentata - spiega Raffaele Speranzon - perché questa disciplina non dovrebbe essere differenziata da Regione a Regione». Il patriarca di Venezia Francesco Moraglia esprime «amarezza. Si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare a una deriva difficilmente controllabile». E auspica che «l’obiezione di coscienza sia garantita».

Per Zaia invece è un messaggio al Parlamento affinché legiferi dopo i richiami della Corte costituzionale e la sentenza del 2019 che ha di fatto riconosciuto il diritto al fine vita. Per la capogruppo di Fi, Stefania Craxi, «il Parlamento ha la responsabilità di dare al Paese una legge nazionale che impedisca lo spezzatino, il centrodestra deve leggere la società e stare un passo avanti, non indietro».

Il semaforo verde in Veneto è scattato dopo l’approvazione di alcuni emendamenti «che tengono conto della sensibilità anche delle forze politiche di centrodestra», spiega il presidente della Regione, Alberto Stefani. Le modifiche che hanno reso la norma digeribile ai cattolici, prevedono l’introduzione del parere rafforzato di un palliativista, un Comitato bioetico regionale, la priorità alle cure palliative. «Una scelta rispettosa dei diritti e delle libertà di chi soffre», commenta l’associazione Luca Coscioni.

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