Stefano Buffagni, ex sottosegretario, coordinatore del Movimento 5 Stelle a Milano. Giuseppe Conte ha aperto un dibattito sugli eccessi del woke. Anche la giunta Sala viene accusata di concentrarsi troppo su diritti civili e politically correct. Cosa ne pensa?
«Condivido la svolta di Conte. Il mio posizionamento su quei temi è risaputo, per me i diritti civili sono fondamentali ma non possono essere l’unico tema nell’agenda politica o il primo punto all’ordine del giorno mentre c’è una perdita di diritti sociali e dei lavoratori, quindi sono ben lieto. Non amo gli estremismi, il troppo a volte storpia, pensare che mio figlio di 9 anni da solo non possa guardare, secondo la Disney, il Libro della giungla che tutti noi abbiamo visto da bambini mi pare una follia.
Sala ha litigato mesi fa con il Pd mesi fa sul richiamo alla discontinuità ma anche per lei è necessaria?
«Assolutamente sì, c’è bisogno di un cambio radicale. C’è un oggettivo problema di sicurezza, non si può essere moderati su questo tema, nonostante il governo attuale stia fallendo perchè non ha dato risposte pur avendo la piena legittimazione. Il Comune ha fatto errori grossolani sull’urbanistica, non ha fatto sviluppare la città ma si è concentrato a lasciar fare interessi agli speculatori».
Giorni fa il Tar ha condannato l’inerzia del Comune sull’urbanistica: deve dare una risposta agli operatori che non sottoposti a inchieste, positiva o negativa che sia.
«Condivido e questa sentenza del Tar va utilizzata per far ripartire gli uffici dell’urbanistica, i dirigenti si prendano le responsabilità. Non si può tenere in ostaggio lo sviluppo senza consumo di volumetrie e la riqualificazione di aree urbane per errori del passato che sono oggettivi. Se prima si è fatto troppo e si è concesso troppo, non è che adesso bisogna bloccare tutto. Si danneggiano le casse pubbliche, le famiglie».
L’assessore Elena Grandi (dei Verdi) ha annunciato il nuovo Piano del Verde ma in questi anni ci sono stati più annunci green roboanti che fatti, non pensa?
«Penso che chi ha gestito la delega al Verde in Comune sia stato imbarazzante, Verdi di nome ma non di fatto. Bellissimi rendering con verde ovunque e poi allo stato della realtà il nulla. Basta pensare al restyling di piazza San Babila, una follia».
Come procede il percorso per le primarie del campo largo a Milano? Le farete davvero?
«Penso che se si fanno a Roma si debbano fare anche a livello locale. Ma deve essere la politica a decidere le regole, non dei soloni».
Si riferisce al Comitato dei 12 saggi annunciato dal Pd?
«Esattamente. Per esperienza di governo, i saggi hanno una loro agenda mentre i partiti e la politica devono assumersi le responsabilità di scelte ragionate nell’interesse dei cittadini, senza usare paraventi».
Forse è un escamotage del Pd per far ridurre ad altri la lista dei papabili che è già affollata? E ci sono già tre dem.
«Non entro nelle dinamiche degli altri partiti, faccio un grande in bocca al lupo al segretario metropolitano del Pd Alessandro Capelli perchè non vorrei mai essere al suo posto. Però ripeto, la politica si assuma la responsabilità delle scelte sulle primarie, senza paravento».
Tra i nomi in campo ci sono Calabresi, la vicesindaco Pd Scavuzzo, Majorino, Conte. Come li valuta?
«Chi sostiene i nostri punti e quindi condivide il nostro percorso sono ben lieto che ci sia e se la giochi, spero che altri profili si mettano a disposizione. Magari, dal lato mio suggerisco a chi ha fallito in questi anni, a chi non è stato in grado di gestire la sicurezza della città, di evitare di mettersi ancora in gioco. Ogni tanto un po’ di autocritica può servire».
Si riferisce alla vicesindaco Scavuzzo?
«Esattamente».
Per i 5 Stelle gira il nome del giornalista Gianni Barbacetto, è un’ipotesi?
«È un profilo che ha il mio massimo rispetto e sostegno, immagino stia facendo delle valutazioni perché fare politica è un po’ più complesso che scrivere articoli. Ma ho incontrato diversi profili di rilievo, tengo i nomi coperti ma sono veramente validi e possono unire il campo progressista».
Azione sarà nella coalizione?
«Calenda è un esperto di Roma e di sè stesso, Milano non la conosce o per interposta persona quindi per me lascia il tempo che trova. Mi adeguo, l’accordo che si farà a livello nazionale si farà anche qui».
M5S a Milano fa fatica, nel 2016 non ha eletto neanche un consigliere. È ottimista per il 2027?
«Il racconto che c’è sempre stato su Milano non ci ha aiutato, anche nei momenti di picco eravamo molto forti in provincia e non in città. Noi non amiamo i radical chic, i radical chic non amano noi. Abbiamo iniziato un percorso nuovo e siamo l’unica forza all’interno del campo progressista che può fare la differenza su sicurezza e urbanistica, saremo noi la garanzia per il rispetto della discontinuità».
