Un Consiglio federale durato quattro ore, quello convocato sul tamburo domenica da Matteo Savini sul palco di Pontida e che si è riunito ieri fino a sera in via Bellerio. C’era molta attesa per conoscere i termini della convocazione di un congresso straordinario che il segretario della Lega aveva annunciato di voler chiedere per ottenere «la fiducia della mia comunità e poi potermi finalmente occupare delle cose che interessano davvero gli italiani e lasciar perdere le beghe interne».
Solo programmatico o anche elettivo, in che città, quando? Erano queste le domande circolate di fronte alla sua mossa a sorpresa e per le quali ancora non c’è risposta. «Si deve riunire la Commissione elettorale - ha spiegato ieri Salvini al termine della riunione presentandosi con la vice Silvia Sardone, appena indicata come candidato sindaco del Carroccio a Milano - Noi non siamo un partito di plastica e le decisioni verranno prese solo lì». Per il momento «ho chiesto che si convochi entro un mese, spero davvero che ci siano altre candidature e lo farei a Milano. Ma intanto ho ricevuto la fiducia del Consiglio federale che si è espresso all’unanimità». Anche Attilio Fontana, chiede un giornalista? «I governatori al Federale non hanno diritto di voto, sono solo ospiti», taglia corto, invitando a parlare di «una Pontida bellissima e ringrazio le migliaia di persone che ci hanno regalato una giornata di popolo importante». Nessun accenno alle contestazioni che hanno accompagnato l’intervento sul Pratone del capogruppo alla Camera Massimiliano Romeo e nemmeno all’assenza ieri di Luca Zaia, in Armenia per una missione ufficiale, di Alberto Stefani bloccato da un incidente stradale a Treviglio e di Massimiliano Fedriga perché non era previsto il collegamento streaming. «Ci sono volte in cui bisogna guardasi negli occhi; è stata una convocazione fatta con poche ore di preavviso e non farei un caso di queste assenze tutte giustificate».
Poi il passaggio all’agenda della Lega, evidentemente approvata dall’assise appena conclusa. «A cominciare dalla sicurezza - suona alla carica il segretario - È troppo tempo che chiediamo al governo di mettere 10mila militari armati nelle città e non capisco perché non si possa fare immediatamente». Secondo capitolo è quello del «divieto del burqa nelle scuole e anche nelle strade, del limite di studenti stranieri nelle classi e dell’obbligo per i loro genitori di parlare in italiano». Un provvedimento che dovrebbe arrivare in consiglio dei ministri già questa settimana. «A Milano - aveva già attaccato Sardone in mattinata - ci sono classi in cui il 100% è di stranieri. Equilibrare le scuole è una proposta di buon senso: garantirebbe una didattica migliore per tutti, italiani e stranieri».
Poi al terzo posto un cavallo di battaglia salviniano che torna prepotente. «La riforma delle pensioni con l’abolizione della legge Fornero per regalare un po’ di tempo a chi ha già lavorato abbastanza e lasciare posti di lavoro ai giovani». Ne ha parlato con il ministro Giancarlo Giorgetti? «Era a Pontida e ha avuto il mandato dal popolo della Lega. Si sono trovati i soldi per il bollo auto, si troveranno anche per i pensionati. Magari con il contributo delle banche».
A non cedere è la linea del Piave tracciata di fronte ai governatori. «Un’associazione del Nord? La Lombardia ha cinque ministri, sono le altre regioni che dovrebbero lamentarsi». Una Lega alla tedesca tipo Cdu? «Forse oggi non è proprio il caso di prenderla ad esempio, il centrodestra per vincere ha bisogno di una Lega unita che vada da Nord a Sud». Anche con il generale Vannacci? «Oggi il centrodestra vince anche senza Vannacci».
