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Zuppi: “Salvare tutti non significa che entrino tutti”

Il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, presente oggi al Meeting di Rimini, ha parlato del valore dell’accoglienza

La Cei gela il "No": "Zuppi non ha dato indicazioni di voto"

“Prima dei confini vengono le persone, è ineccepibile”. Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, presente oggi al Meeting di Rimini, è tornato a parlare di immigrazione, un tema su cui si assiste ad “una certa stupida e volgare polarizzazione”, mentre la strada da seguire è quella dell’accoglienza.

“Salvare tutti non significa che entrino tutti, come una certa stupida e volgare polarizzazione, ma salvare tutti e poi bisogna trovare i modi, le idee, la regolarizzazione, la legalizzazione, per combattere l’illegalità con la legalità”, spiega Zuppi. “Si tratta di fare un sistema di migliorarlo, di scegliere un sistema che guardi al futuro. Non è soltanto una questione di più figli, più futuro. È anche più accoglienza e più futuro”, aggiunge il presidente della Cei secondo cui “occorre trovare una risposta che sia dell’Europa, di un’Europa solidale e unita, come deve essere e come nasce”. E ancora: “Nel mondo è così facile sentirsi sicuri chiudendosi in una enclave” (chiaro riferimento a Ceuta), ma questo va contro il messaggio del Vangelo. Zuppi, ricorda che “il Papa ieri ci ha invitato a slegarci da ciò che divide per legarci alla grande e sofferente messe che è questo mondo e tra di noi”. Secondo Zuppi, “questo si chiama comunione ed è sempre dinamica e inclusiva”. E ancora: “Papa Leone ci ha detto di uscire, ‘uscite incontro a tutti’”. Zuppi punta il dito contro “l’insolente prepotenza del potere”, “la babele dell’io o di un noi chiuso, contrapposto ad altri” e spiega che la Chiesa non può seguire questo perché “vive nel mondo ma non è del mondo e proprio per questo ne sente la responsabilità decisiva”.

Ma non solo. Il presidente della Cei ammonisce: “La Chiesa non potrà mai diventare una Ong, perché è amore e va sempre di più: è un’altra cosa. Se la Chiesa diventa una Ong non funziona, perché vorrebbe dire che non legge più il Vangelo, che non è presa dalla passione”. Una passione che “non è astratta, non sta nelle sagrestie, non sta nell’incenso” perché “sono importanti i segni come l’incenso, ma se poi non lo incontro nella vita di tutti i giorni puzza”. Zuppi, poi, cita il sacerdote russo Aleksandr Men’, che invita a non ridurre la fede a “pasticceria spirituale” e spiega: “Va molto più di moda la pasticceria spirituale, quella che nutre l’io”. E ancora: “Riduciamo il Signore a qualcuno che fa star bene te”. Zuppi, citando l’esortazione Gaudete et Exsultate, ricorda i “santi della porta accanto” e dice: “È difficile trovare santi musoni, perché nei santi c’è la gioia di aver scoperto l’amore”. Il presidente della Cei non ha dubbi: “La demonizzazione dell’altro è sempre un inquinamento, mentre il dialogo resta l’unica via per costruire un futuro di fraternità”.

A margine dei lavori, infine, il cardinal Zuppi ha definito “inaccettabile” quanto sta avvenendo in Cisgiordania e ha sottolineato: “Bisogna difendere la convivenza e i diritti, non è pensabile che vengano calpestati e umiliati i diritti di tutti, in particolare degli arabi”. E ancora: “Noi continuiamo con gli aiuti. Dobbiamo vedere ciò che è possibile fare, a seconda della situazione, in collaborazione con il Patriarcato” latino di Gerusalemme. Zuppi, infine, ha parlato della missione a Mosca di mons. Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, che comincerà domani e ha confermato che anche lui si recherà a Mosca “entro settembre”.

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