L’imprenditore: «Ho gli ordini ma le banche mi tagliano i fidi»

L’imprenditore: «Ho gli ordini ma le banche mi tagliano i fidi»

«Sono più disperato di qualche mese fa quando mancava il lavoro: adesso vedo la soluzione di una parte dei problemi vicina, ma, non per causa mia, non posso realizzarla». La storia di Federico Bisighin è tutta in queste parole: il paradosso di un imprenditore che potrebbe lasciarsi la crisi alle spalle, ma non ci riesce. Non perchè - a sentire lui - gli manchi il lavoro: l’azienda di famiglia, Austeras - 47 dipendenti, sede a Verona e filiale a Zingonia, specializzata dal 1970 in trasformazioni di veicoli industriali, motrici e rimorchi - di ordini in arrivo ne ha tutti i giorni. Quello che manca è il denaro per realizzarli. Che non è poco: ci sono trasformazioni che esigono anche 50-60mila euro di spesa. Ogni camion che esce da Austeras infatti è un pezzo unico: dai mezzi per il settore agricolo ai giganti destinati al deserto africano e alle piattaforme petrolifere.
«Abbiamo in vista commesse importanti all’estero: per far fronte alle richieste abbiamo sempre lavorato anche ad agosto, tranne il 15 e il 16 - spiega Bisighin -. Abbiamo buoni sviluppi, ma non riusciamo ad ottenere il credito, perché per le banche siamo a rischio: quindi ci bloccano i fidi. È un circolo vizioso: i clienti, anche quelli storici, sono in ritardo con i pagamenti e noi nostro malgrado non possiamo pagare i fornitori. Ma non abbiamo banche che accettano il nostro portafoglio di ricevute bancarie come garanzia per concedere il finanziamento. Nemmeno Unicredit, con cui siamo a credito di 246 euro, ma ci ha bloccato l’operatività, perché sommersa dagli insoluti da parte dei nostri clienti».
La risposta delle banche? «Non c’è stata alcuna revoca unilaterale dei fidi - afferma UniCredit Corporate Banking, sentita dal Giornale - ma si è trattato di una scadenza, regolarmente contrattualizzata e sottoscritta dalle parti, della linea di credito in essere. In prossimità di tale scadenza la banca, pur in presenza di una situazione debitoria e di dati non favorevoli, aveva manifestato al cliente la propria disponibilità a rivisitare, in aumento, le linee di credito. Perché ciò fosse possibile furono richiesti, come è assolutamente normale in questi casi, alcuni chiarimenti e nuovi elementi di giudizio circa la situazione debitoria della società. L’azienda tuttavia non ha fornito a tutt’oggi alcun riscontro alla proposta della banca, né ha integrato completamente le informazioni richieste». La banca, comunque, sempre tramite il Giornale, lancia una ciambella ad Austeras: «Spiace osservare le critiche avanzate dal cliente, in una circostanza in cui la banca ritiene di avere agito con piena disponibilità. Per questo Unicredit ribadisce la propria apertura ad incontrare il titolare per valutare insieme possibili soluzioni».
«Se c’è apertura, ben venga: noi aspettiamo solo di parlare, ma per ora non ci siamo riusciti - replica Bisighin - Abbiamo aperto un dialogo anche con altri istituti con cui abbiamo problemi come Banca Antonveneta e speriamo porti a sviluppi». Antonveneta conferma sia i «problemi emersi» che «il dialogo dei competenti uffici con il cliente per arrivare a possibili soluzioni di reciproca soddisfazione». E intanto? «Intanto gli stipendi dei dipendenti li abbiamo pagati di tasca nostra - conclude Bisighin - io e gli altri due soci: ma quanto potremo andare avanti?»

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