L’INTERVISTA MARCO COLOMBO

«Basta con la vecchia immagine dell’artigiano chino sul deschetto: tra i miei associati ci sono imprese dinamiche, che vanno a rappresentare il made in Italy Oltreoceano. E che danno lavoro ai giovani: ben venga, quindi, la riforma dell’apprendistato».
Così Marco Colombo, presidente dei giovani imprenditori di Confartigianato, commenta l’approvazione dell’emendamento.
Realisticamente, ritiene che la riforma aprirà possibilità di lavoro?
«Le rispondo con due numeri: 24mila, cioè le persone che avremmo potuto assumere lo scorso anno e non l’abbiamo fatto per mancanza di figure professionali adeguate sul mercato. E 53%: ovvero la percentuale di apprendisti che, alla fine del periodo, viene assunta a tempo indeterminato. Questo dimostra l’utilità dell’alternanza scuola-impresa attraverso l’apprendistato, un modello che ha sempre funzionato nel nostro settore».
Ma basterà per vincere il rifiuto di molti giovani per il lavoro dell’artigiano?
«Qui bisogna intervenire a 360 gradi, e si deve partire dalle famiglie, che troppo spesso trasmettono ai figli un’idea del mercato del lavoro più televisiva che reale. Mi si presentano ai colloqui di lavoro ragazzi accompagnati dai genitori, che chiedono per prima cosa “quanto guadagno?”, e poi “ma è faticoso? ci si sporca?”. Invece dovrebbero avere il coraggio di investire su se stessi, anche andando all’estero».
All’estero da artigiano?
«Ma certo: sfatiamo una volta per tutte questa idea dell’artigianato come un lavoro di serie B. Tutt’altro: tra i nostri giovani imprenditori c’è chi ha realizzato consorzi importanti, costruisce impianti d’avanguardia Oltreoceano ed è costretto ad assumere stranieri perché non trova italiani disposti a lavorare per lui».
Come mai se ne parla così poco?
«Ammetto che un po’ è anche colpa nostra: dobbiamo essere noi imprenditori a trasmettere la visione di un mondo artigiano moderno ed evoluto. Ma anche la scuola deve collaborare con noi in questa direzione: insieme, potremmo presentare ai giovani anche le figure professionali più richieste dal territorio».
Quando parla di giovani, pensa anche ad opportunità per le ragazze?
«Sicuramente: l’occupazione femminile nell’artigianato è una realtà consolidata. Soprattutto nei servizi alla persona, che oggi è un settore chiave: e non parliamo di lavori tradizionali, ma di figure professionali evolute. Anche perché artigianato non vuol dire per forza lavoro manuale: c’è tutto il settore delle nuove tecnologie, che offre spazi interessanti. Anche per diventare imprenditori di se stessi».
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