Ha fatto il giro del mondo la notizia secondo cui Amazon e altri giganti del web stanno acquisendo ingenti fondi librari per nutrire l’Intelligenza artificiale. Fin qui nulla di male, anzi, finalmente milioni di libri finiti nel dimenticatoio di cantine e soffitte troveranno un nuovo valore e un nuovo scopo. Ciò che però ha sconvolto il web è la notizia che per «dare in pasto» alle AI questi libri, occorra distruggerli: per agevolarne la più rapida ed efficiente digitalizzazione, processo necessario alla successiva virtualizzazione e cioè la «messa in rete», i libri vanno smembrati e poi distrutti. Questo non solo per rendere enormemente più rapide le operazioni di scansione, ma anche per un tema assai complesso di possesso dell’opera e diritti d’autore che non è possibile affrontare in queste poche righe. Ed ecco che improvvisamente la tecnologia più avanzata, spalanca davanti a noi il baratro dell’oblio. E anche se ci spaventa, il dado è tratto: la AI sarà il più prodigioso strumento di conoscenza mai realizzato dall’uomo, capace di soddisfare attraverso un semplice cellulare il sogno dannato del Faust di Goethe: la conoscenza assoluta e a portata di mano e quindi è inutile opporsi.
Ciò detto, la paura di perdere nell’uomo è antica quanto la sua scrittura: i Nicomachi e i Simmachi e via via altre gloriose famiglie del tardo Impero Romano, decisero di costruire grandi sale in cui operai specializzati della scrittura, gli amanuensi, dovevano ricopiare, lettera per lettera, la letteratura latina e il diritto romano. E questo per spedire il tutto in poche copie ai confini estremi dell’Impero. E poi, cento e duecento anni dopo la caduta di Roma, proprio da una di quelle terre di confine, quella straordinaria cultura ricopiata tornò lentamente in circolazione grazie ai monaci irlandesi. I loro servigi di copiatori della letteratura latina e del diritto romano, vennero richiesti da molti abati e dai vescovi illuminati del tempo, tra i quali figura anche il nostro Ansperto da Biassono che verso la fine del IX secolo d.C. ne convocò a Milano alcuni dalla francese Tours, per implementare lo Scriptorium Ambrosianeum. Insomma, non è certo la prima volta nella sua storia che l’umanità si preoccupa del destino della sua cultura scritta.
Quanto hanno meritoriamente operato nell’antichità i Nicomachi e i monaci d’Irlanda, non è attività poi così differente da quella che attende anche noi: l’era del digitale sulla quale ci affacciamo, anzi nella quale siamo ormai entrati, rischia di caratterizzarsi, almeno per quanto abbiamo potuto vedere finora, da un lato da una iperproduzione di dati e informazioni e dall’altro dalla loro dispersione e cancellazione.
Se a questo aggiungiamo non solo la creazione di contenuti falsi, come le fake news, ma anche la produzione di contenuti assolutamente verosimili ma non veri, come quelli creati da Intelligenze artificiali generative, pare urgente, paradosso della evoluzione tecnologica, porre in essere misure sempre più efficienti di salvaguardia della documentazione cartacea che ancora oggi costituisce il 90 per cento delle informazioni certificate prodotte dell’umanità nel corso della propria evoluzione.
Trovo peraltro confortante, contraddizioni della tecnologia, che le stesse Intelligenze artificiali stiano obbligando i loro creatori a farsi nutrire con testi e documenti cartacei e non solo con le informazioni prese da internet, spesso modificate, non affidabili, avvelenate o poisoned, come si dice in gergo tecnico. Ecco che allora l’originale, l’informazione certificata, non modificata occorre non solo darla alla AI, ma è necessario conservarla anche per le prossime generazioni di uomini e donne: sfida parallela che passa proprio dalla costruzione di luoghi-cassaforte per il futuro, come si è fatto a Milano con la Cittadella degli Archivi, la nascente Beic, il Casva.
Se per dare informazioni all’Intelligenza artificiale si va distruggendo in parte la documentazione cartacea, in risposta a queste inevitabili perdite occorre paradossalmente costruire archivi e biblioteche che diverranno i musei del futuro: non più luoghi di consultazione o lettura, ma presidi di verità e tanto più l’Intelligenza artificiale macinerà informazioni e creerà nuovi contenuti, tanto più noi dovremo aver conservato gli originali a tutela all’umanità del futuro, perché ciò che è stato prima non possa essere riscritto da un computer. Pena l’affidarsi solo ad esso.
