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Letteratura

Dati, armi, imprese. Così lo Spazio sta diventando casa nostra

Dai lanci di nuovi satelliti alla corsa per occupare la Luna, ormai l’esplorazione è business e potere. I costi però possono essere insostenibili

Spazio

Il fisico Paolo Ferri ha lavorato per quasi quarant’anni per l’Esa, l’Agenzia spaziale europea. È stato a capo del dipartimento operazioni spaziali e responsabile di varie missioni (tra cui Rosetta, Mars Express e ExoMars) e di tutte le missioni spaziali robotiche. È autore di Le sfide di Marte (Raffaello Cortina) e Ai confini dell’universo (Laterza).

L’era spaziale ha fatto fare all’astronomia un balzo enorme nella conoscenza dell’universo. Da 70 anni lanciamo telescopi spaziali che scrutano il cielo sempre più in profondità. Oggi possiamo osservare galassie lontanissime da noi nello spazio e nel tempo, fino quasi all’origine dell’universo. Ma ancora la domanda se l’universo sia finito o infinito, così come molte altre questioni fondamentali della cosmologia, rimangono senza risposta. In questo decennio sono partiti nuovi potentissimi strumenti, come il telescopio spaziale Jwst della Nasa, o Euclid dell’Esa. Questi stanno raccogliendo una grande quantità di nuovi dati osservativi, e presto ci permetteranno di sviluppare un nuovo modello cosmologico che potrà fare luce sulla vera struttura dell’universo.

Ma l’era spaziale non ci ha solo regalato nuovi telescopi per la ricerca astronomica. Lo sviluppo della tecnologia spaziale ha creato anche servizi ormai indispensabili per la vita di tutti i giorni dalle telecomunicazioni alla meteorologia, alla navigazione, alla sincronizzazione delle transazioni finanziarie. L’infrastruttura spaziale è ormai un elemento essenziale del funzionamento della nostra società. Allo stesso tempo la raggiunta maturità della tecnologia sta attirando grandi interessi economici privati sulle imprese spaziali.

Così lo spazio ha assunto negli anni recenti una grande importanza economica e politica. Non si tratta più solo di costosissimi programmi scientifici finanziati dai governi per questioni prevalentemente di prestigio e di immagine. Oggi nello spazio i governi vedono un elemento vitale per la sovranità e la sicurezza dello Stato, e i privati la possibilità di nuove e lucrative attività commerciali.

La attività commerciali sono focalizzate sulle orbite basse attorno alla Terra. Oggi ci sono già oltre 16.000 satelliti attivi attorno al nostro pianeta, la maggior parte dei quali appartengono alla rete Starlink che fornisce connessioni internet globali ad alta velocità. Ma ci sono già piani per lanciare nuove imprese, come la creazione di reti di data center in orbita bassa. Si parla di oltre un milione di satelliti, che si andranno ad aggiungere a quelli esistenti, aggravando i problemi di affollamento e sostenibilità che già oggi sono difficili da gestire.

Intanto le grandi potenze puntano già al prossimo obiettivo: la Luna. La gara per riportare esseri umani a camminare sulla superficie della Luna ricalca quella tra gli Usa e l’Urss della fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Oggi la Cina ha sostituito l’Urss, ma lo scenario è lo stesso: una competizione di prestigio per dimostrare la propria superiorità tecnologica. Un elemento nuovo rispetto al passato è la partecipazione di aziende private, che approfittano di questa nuova corsa alla Luna per svilupparvi infrastrutture e servizi. Per questo parlano anche di prospettive di grandi guadagni da future attività lunari, come l’estrazione mineraria o il turismo. Ma gli ostacoli ambientali e le difficoltà tecnologiche sono tali, che gli investimenti necessari per creare e mantenere un’infrastruttura produttiva o anche solo abitativa sulla Luna sarebbero spaventosi, mentre le prospettive di rientro economico sono a dir poco molto incerte.

Per ora resta comunque viva la competizione geopolitica tra Usa e Cina. Entrambe le grandi potenze hanno dichiarato di voler portare esseri umani a camminare sulla Luna entro la fine del decennio. Gli Usa addirittura entro il 2028. Gli Usa hanno puntato su un’architettura molto complessa, che integra da una parte il razzo Sls e la capsula Orion, entrambi spaventosamente costosi, e dall’altra il modulo di allunaggio e le tute degli astronauti, interamente forniti da aziende private. E queste ultime sono in grave ritardo rispetto ai piani. Ma per gli Usa arrivare prima dei cinesi è una priorità nazionale, e stanno facendo di tutto per riuscirci. Da parte sua la Cina pianifica un allunaggio umano entro il 2030. Non è chiaro a che punto siano i loro sviluppi, e sicuramente hanno anche loro grandi difficoltà da superare. Ma hanno già dimostrato con il loro programma di esplorazione lunare robotica di possedere una tecnologia spaziale avanzatissima.

Chi vincerà la gara è ancora difficile dirlo. Ma la questione fondamentale sarà vedere se le attività lunari continueranno anche dopo che ci sarà stato un vincitore, o crolleranno invece sotto il peso degli spaventosi investimenti necessari, come successe nel secolo scorso. Se poi entrambi i contendenti volessero davvero stabilire una presenza permanente sulla Luna, si aprirebbero scenari di tensioni e potenziali conflitti. I pochi trattati Onu che regolano l’utilizzo dello spazio sono troppo generici, per cui l’unico diritto che vige nello spazio è quello del primo arrivato. Dopo aver militarizzato le orbite terrestri, le grandi potenze porterebbero le armi sulla Luna. Una prospettiva davvero poco rassicurante.

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