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Letteratura

Miao miao: l’editoria fa le fusa e spera di vendere

Nei romanzi dell’autunno, i gatti sono i grandi protagonisti

In libreria Dall'alto, alcuni dei romanzi appena usciti e in cui i gatti giocano un ruolo importante, fin dal titolo

«Le fusa sono un segno più ambivalente di quanto sembri. Se il corpo di un gatto vibra così, in maniera quasi tellurica, non è solo per manifestare una gioia totale; è anche per lottare. Quel respiro ovattato cura le ferite, guarisce le malattie, ripara le ossa, i tessuti, il sangue» scrive Thomas Schlesser nel suo nuovo romanzo,

Il gatto del giardiniere (Longanesi). Probabilmente, molti direttori editoriali d’Italia pensano la stessa cosa: saranno le fusa, moltissime fusa, a risanare le vendite di libri, in una sorta di miagolio taumaturgico e miracoloso. Sarà un’ondata di gatti, sulle copertine e nelle trame, a risollevare le sorti del mercato d’autunno e, per stregoneria, quelle dell’anno intero.

C’è chi dice che non si inventa mai nulla e nemmeno si butta, e il trend gattaro, in editoria, è un po’ così: non arriva certo oggi. A domanda su quale sia il libro con gatto più famoso, a pioggia sono apparsi: La gatta di Colette, Il gatto in noi di Burroughs, Se i gatti scomparissero dal mondo di Genki Kawamura, Sui gatti di Bukowski, Il gatto con gli stivali... Ah, e un collega ha citato Io sono un gatto di Natsume Soseki: guarda caso, appena tornato in libreria per Neri Pozza, che ripropone questo gioiello di ironia nipponica datato 1905. In questo romanzo un gatto abbandonato inizia a frequentare la casa di un sedicente intellettuale (come quasi tutti gli intellettuali), che ricorda molto quelli che, come canta J Ax, si portano in spiaggia il libro di Kafka, ma poi passano il tempo a guardare altro. Il gatto assiste alla vanità dell’umano, tronfio, ridicolo, autoilluso e cialtrone: chissà che cosa penserebbe degli scrittori odierni. Nel romanzo di un altro giapponese, però contemporaneo, Ito Ogawa, un gatto è sdraiato sorridente sui gradini di una cartoleria e, anche se con la trama non c’entra nulla, pare suggerire che La repubblica della felicità (questo è il titolo, sempre Neri Pozza) non possa esistere senza amici pelosi, e forse non ha torto. I gatti finiscono anche nei gialli, e come potrebbe essere altrimenti? Ed ecco La settima vita di Jessica Fletcher (Rizzoli) di Alice Guerra, storia di «Un omicidio, due gatti e troppi uncinetti» (gatti obesi: il perfido Camillo e la gigantesca i Bisontini) e Il fattore gatto di Piergiorgio Pulixi, noirista di fama che è al terzo volume nel ramo felini (sempre per Marsilio): in questo caso si chiamano Miss Marple e Poirot, e sono gli aiutanti di Marzio Montecristo, libraio a cui capita di risolvere casi. Si spera, in fondo, che tutti questi gatti graffino davvero.

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