Il lunedì dello «svelamento» è quello in cui, in un ambulatorio di Los Angeles, a Fanny Feng tolgono le garze dopo l’ennesima operazione al naso: per aggiustarle il setto le hanno prelevato un pezzo di costola, e al pronto soccorso hanno dovuto asportare il tessuto necrotico. La punta è violacea e si ripiega su se stessa. Il medico prescrive sanguisughe per togliere il sangue in eccesso che ristagna nel tessuto e chiama il suo «uomo delle sanguisughe»: un giovane con una borsa frigo rossa, che ne appoggia una a Fanny sulla punta del naso. Lei sorride sotto la benda, perché le piace essere compatita. Accanto alla donna la figlia Linli, voce narrante di New Skin di Sarah Wang (Foglio Edizioni Libri, pp. 319, euro 20; traduzione di Marta Salaroli e Maria Giulia Castagnone), il cui secco umorismo mentre guarda la sanguisuga gonfiarsi scrivere la lista delle cose da fare prima di partire - è una delle note distintive di un romanzo originale e trasformativo, in ogni senso.
Fanny, all’anagrafe Fan-Ju, è emigrata da Taiwan: lì montava registratori nella fabbrica di Taoyuan di un’azienda americana che imponeva alle operaie un nome americano. Pesa meno di cinquanta chili, ha sopracciglia tatuate «verde pisello», crede ai fantasmi e vive di pensione d’invalidità e previdenza sociale. Il suo volto è, come lo definisce Linli, un «palinsesto»: ci restano scritte, una sopra l’altra, le cose che le hanno fatto e quelle che ha fatto a se stessa. Dopo decenni di lifting, rinoplastiche e filler, ha il viso rifatto e una bocca a cui mancano tutti i molari inferiori: l’assicurazione pubblica per indigenti copre le estrazioni, non le devitalizzazioni. L’inglese lo ha imparato dalla tv e il medico dell’ambulatorio chiama «occidentalizzazione degli occhi» la doppia palpebra che si è fatta con l’assistenza di Linli bambina che le incollava cerotti sulle palpebre.
Linli per cui la madre ha due volti: «Quello originale, nel quale da neonata mi perdevo mentre poppavo come se fosse il volto stesso di Dio e quello nuovo, che non sono mai riuscita a comprendere fino in fondo», i volti prima e dopo la frattura di Fanny all’ottavo compleanno della bimba, il giorno in cui Fanny si fa rifare il naso per la prima volta.
Body horror da David Cronenberg ai reality sulla chirurgia al film The Substance - è una delle parole chiave dietro al racconto di Wang, che aggancia in maniera solida e avvincente la tradizionale narrazione familiare a un disfacimento inarrestabile che rende esistenze e relazioni imprevedibili e irriconoscibili. La Wang - che vive a New York, insegna scrittura al Barnard College, scrive per il New Yorker, The Atlantic e n+1, ha vinto premi, borse e residenze a bizzeffe, incluso il PEN America, ha pubblicato con New Skin il suo primo romanzo, dedicato a sua madre, immigrata taiwanese: nel romanzo chirurgia plastica e immigrazione sono inestricabili e i personaggi si rifanno per cambiare vita e lasciarsi alle spalle la sofferenza, proprio come chi emigra in cerca di opportunità.
Un romanzo in cui di surreale rimane la purezza dei sentimenti mentre concreto è solo ciò che è taroccato: mentre la pelle cambia e i volti cambiano, cambiano le versioni di sé. Fanny e Linli sono coinvolte in esistenze rocambolesche, di contrabbando, che includono droghe come integratori, ambigui centri sociali, tea party come copertura di trattamenti estetici illegali, incursioni dell’FBI e, ovviamente reality estremi in cui le identità vengono demolite quanto e peggio dei volti che le incarnano, in una commedia nera che fa dell’impostura il vero debito impossibile da saldare.
