Diceva di voler fare «libri prima di tutto belli» e chi si azzarderebbe a darle torto? Nessuno, ma poi pochi lo fanno davvero. E invece Rosellina Archinto, morta l’altra notte a 93 anni a Santa Margherita, di fronte al mare della sua Liguria (era nata a Genova nel ’33) quell’ideale ha cercato di realizzarlo per tutta la vita con le sue case editrici, per adulti e per bambini. Figlia della borghesia buona, si sposa ancora meglio, nel 1958, con Alberico Archinto Rocca Saporiti, col quale ha cinque figli, che le regalano dieci nipoti; per quarant’anni è la compagna di Leopoldo Pirelli. Milanese per gli affetti, gli affari, l’impegno culturale e a un certo punto politico (nel 1990 è eletta in Consiglio comunale come indipendente per il Pri e presiede la Commissione cultura), è a New York che trova ispirazione per la sua piccola rivoluzione, che avvia nel 1966 con Emme Edizioni (da Marconi, il suo cognome da nubile): una letteratura per l’infanzia che valorizzi estetica e contenuto, poiché all’epoca - ricordava - era «una cosa orribile: bambine ricciolute, testi mielosi»... Invece lei chiama Enzo e Iela Mari, Bruno Munari, Emanuele Luzzati, Flavio Costantini e poi dall’estero Maurice Sendak, Leo Lionni, Tomi Ungerer, per disegnare albi strepitosi. L’avventura si interrompe negli anni ’80 ma rinasce in Babalibri, che Archinto fonda con la figlia Francesca nel ’99, ormai un punto di riferimento nella letteratura per bambini di qualità.
Nel mezzo crea Archinto Editore, un gioiellino che dal 1986 pubblica epistolari raffinatissimi nella veste grafica e negli autori: Céline, Rilke, Mann, Gide, Ungaretti, Zambrano... Nel 2003 cede il marchio al gruppo Rcs e nel 2015, a 82 anni, se lo ricompra: «Qualcuno dirà che sono una vecchia pazza ma l’ho fatto solo perché voglio continuare a fare libri a modo mio». Belli, soprattutto.
