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Letteratura

Sforza Fogliani rivoluzionario dell’idea liberale

Sforza Fogliani non fu mai un liberale da convegno, preferiva misurare le idee nella realtà

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Corrado Sforza Fogliani è stato uno dei protagonisti più originali del liberalismo italiano degli ultimi anni. E chi scrive questa Biblioteca, per anni, ha «passato» proprio sul Giornale, per le pagine dell’economia, la sua rubrica fissa sulla casa: una battaglia per la libertà e per la proprietà privata, oggi più attuale che mai guardando alle proposte liberticide della commissione europea.

Nato in una grande famiglia piacentina, avrebbe potuto scegliere una vita più comoda, amministrando con eleganza ciò che aveva ricevuto. Fece il contrario.

Questo tratto spiega molto della sua storia. Sforza Fogliani non fu mai un liberale da convegno, preferiva misurare le idee nella realtà. Da presidente di Confedilizia fece della proprietà un presidio di autonomia personale; alla guida della Banca di Piacenza epoi di Assopopolari difese il ruolo del risparmio,

delle banche territoriali e della concorrenza; da avvocato e giurista trattò il diritto come uno strumento di garanzia contro l’arbitrio. La sua formula, «liberale di natura, libertario per forza di cose», racconta bene questa evoluzione: più cresceva la pretesa del potere pubblico, più lui sentiva il bisogno di difendere l’individuo.

Anche per questo è difficile incasellarlo. È proprio questa figura che emerge da Il rivoluzionario liberale , il volume pubblicato per ricordarlo. Il pregio del libroèchenon costruisce un santino. Attraverso testimonianze diverse, restituisce invece un uomo sempre in movimento, capace di attraversare mondi differenti senzaperdere il filo che li teneva insieme. Quel filo era la libertà. La si ritrova nelle battaglie per la proprietà, nell’attenzione ai piccoli risparmiatori, nella formazione dei giovani, nel giornalismo enell’attività bancaria.

Sforza Fogliani fu davvero un rivoluzionario, ma nel senso meno novecentesco possibile. Non voleva creare l’uomo nuovoenonpensava che ilmondo dovesse essere rifatto da qualche illuminato legislatore.

Per questo ricordarlo oggi serve soprattutto amantenere in vita il suomodo di fare. Serve a ricordarci la necessità di un liberalismo che non si limiti a proclamare in maniera fumosa «la libertà», ma cheproducaprassi pervalorizzare l’individuocontro l’arbitriosemprecrescente del potere statale, e ormai sempre più europeo. Un potere calato dall’alto sotto forma di un’iper-regolamentazione che soffoca l’unica forma realedi libertà possibile: l’iniziativa individuale.

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