Una trentina di anni fa, quando Enrica Porcari entrò nel dipartimento di Information Technology alla Fao, il settore tecnologico era tabù per i non esperti. Però lei, romana, una formazione umanistica e una passione per i viaggi, aveva incontrato un capo visionario, che voleva «capire come usare le macchine per rispondere ai bisogni delle persone».
È quello che ha sempre fatto Porcari, dalla Silicon Valley al Cgiar (la rete internazionale per la ricerca agricola) al World Food Programme, fino al Cern: a Ginevra è stata chiamata nel 2021 per dirigere il reparto di Information Technology e, da gennaio di quest’anno, è la prima donna Cio, Chief Information Officer, dell’istituzione scientifica più importante d’Europa. Ha raccontato il suo percorso fuori dagli schemi in
Il futuro che non c’era (Sperling & Kupfer) e lo ripercorrerà domani, nel suo incontro a Pordenonelegge, per parlare del rapporto fra umanità e tecnologia, che oggi vede proprio «la rivalsa dell’umanista» spiega. Lei ha sempre lavorato con questa prospettiva: «Sul campo, organizzazioni umanitarie diverse forniscono un supporto diverso, perciò l’idea era: il beneficiario è uno, sono le organizzazioni che devono accordarsi fra loro per aiutarlo, e per questo servono reti informatiche e di organizzazione e protezione dei dati».
Quando l’ha chiamata il Cern si è sorpresa. «A loro interessava proprio una prospettiva diversa, perché uno dei pilastri del Cern è trovare applicazioni nella società per le tecnologie che lì si sviluppano. Tim Berners Lee ha inventato il web e poi il Cern lo ha donato al mondo... Per esempio, di recente abbiamo pubblicato una strategia sull’Ia e il Cern; in parallelo abbiamo avviato progetti con organizzazioni umanitarie per la condivisione di dati in modo sicuro e con gli ospedali per applicare il modello di apprendimento federato, per addestrare le Ia nelle diagnosi, senza che i dati delle persone siano violati». E c’è l’Open Quantum Institute, per rendere la tecnologia quantistica accessibile a tutti: «Sulla quantistica e sull’Ia ci serve una governance, e potrebbe essere modellata proprio sulla gestione del Cern, che si basa sulla cooperazione internazionale e l’apertura della condivisione. È un modello molto utile: pensiamo all’Ia, che oggi è nelle mani di pochi tecnocrati, che decidono tutto... Nel 2027, il summit sull’Ia sarà a Ginevra: vedremo quale ruolo riuscirà a giocare il Cern».
