L'INTERVISTA: JIM KERR 'Da Bono a Battiato. Così rinasce il mio rock'

Mica facile essere come Jim Kerr. Già è scozzese di Glasgow, gente spigolosa quella. E poi per decenni di mestiere ha fatto la rockstar con i Simple Minds a bordo di quaranta milioni di dischi venduti e di due brani, Don’t you e Alive and kicking, che hanno segnato gli anni Ottanta

L'INTERVISTA: JIM KERR
 
'Da Bono a Battiato. Così rinasce il mio rock'

Mica facile essere come Jim Kerr. Già è scozzese di Glasgow, gente spigolosa quella. E poi per decenni di mestiere ha fatto la rockstar con i Simple Minds a bordo di quaranta milioni di dischi venduti e di due brani, Don’t you e Alive and kicking, che hanno segnato gli anni Ottanta. Per non farsi mancare nulla, ha anche divorziato da Chrissie Hynde dei Pretenders, una che gli scozzesi le fanno un baffo, e da Patsy Kensit, che poi ha divorziato anche da Liam Gallagher degli Oasis. Insomma, non fosse un uomo amabile, oggi sarebbe un ricco rancoroso impegnato a restaurare i bei tempi che furono. Invece i Simple Minds, che registrano ancora bei dischi come l’ultimo Graffiti soul, sono appena tornati da un tour nelle arene di Australia e Nuova Zelanda. E lui, che ha cinquant’anni solo sulla carta d’identità, si è rimboccato di nuovo le maniche e ha pubblicato un cd da solo per la Edel, usando lo pseudonimo Lostboy perché «sarebbe stato troppo noioso usare solo il mio nome». Capito il tipo.
Ovvio che lei si è stufato dei Simple Minds.
«Macché, non li ho mica lasciati. Io sono sempre stato misterioso e molto prolifico. Avevo queste canzoni nuove e assai vigorose e così ho deciso di inciderle da sole con altri musicisti».
Si sarà scelto qualche ragazzino.
«Certo, i musicisti giovani costano meno».
Eccolo, lo scozzese tirchio.
«Ma io avevo bisogno di gente esperta e quindi ho scelto grandi musicisti come Charlie Jones, che ha suonato con Robert Plant e Goldfrapp, e Mel Gaynor che suona la batteria nei Simple Minds da un bel po’».
Si sente: sembrate grintosi come foste al debutto.
«E sto già scrivendo le canzoni per il prossimo disco».
Sembra la solita rockstar che riparte da zero per trovare nuovi stimoli.
«Ma io non sono come David Bowie, che fondò i Tin Machine per questo. Disse al suo manager: niente privilegi, facciamo come se fossimo una band sconosciuta. Ma al secondo concerto era già lì a implorare il jet privato e la stanza al Dorchester (uno degli alberghi più lussuosi di Londra). Io adesso mi sento di andare più veloce di quando avevo vent’anni».
E la critica vi adorava.
«A diciott’anni nella vita non avevo ancora combinato nulla. Ho recuperato dopo».
Con gli U2 e pochi altri, eravate i giovani inglesi più belli del rock.
«Sì, i Simple Minds e gli U2 avevano molto in comune, non soltanto la collezione di dischi».
Qualcuno dice che lei abbia addirittura una voce più bella di quella di Bono.
«Vuol sapere? L’ultima volta che siamo andati a pranzo insieme, anche Ali (la moglie di Bono - ndr) mi ha detto la stessa cosa».
Ma c’era anche Bono?
«Certo, Ma forse Ali scherzava... In ogni caso io e lui siamo amici e ci sentiamo spesso. L’anno scorso sia gli U2 che i Simple Minds erano in tour. Per una strana coincidenza, loro arrivavano nelle città sempre pochissimi giorni dopo la nostra partenza. Così un giorno lui mi ha mandato un messaggio che diceva: “Sei come Buddha: sei dappertutto ma non ti vedo mai”».
Magari lei era già tornato a Taormina nel suo albergo Villa Angela.
«No, adesso ci vado un po’ meno spesso perché mia mamma sta poco bene e preferisco rimanere a Glasgow. Ma Villa Angela è importante perché l’ho creato più o meno quando pensavo che la mia carriera fosse finita».
Fine anni Novanta.
«In fondo se sei un eroe in un decennio (gli anni Ottanta - ndr) difficilmente resisti anche in quello successivo».
Così ha deciso di fare anche l’albergatore a tempo perso.
«Da me viene anche Pino Daniele. E ho incontrato pure Franco Battiato, un maestro. Abita poco lontano. Una volta a casa sua mi ha fatto ascoltare una canzone al piano, ho fatto qualche commento e lui mi ha invitato a duettare: era Running against the grain dell’album Ferro battuto del 2001».
Niente da dire: lei è un artista sereno.
«Quando sei giovane, non riesci ad abituarti al successo. Poi fatichi a fare i conti con l’insuccesso. Ma gli scozzesi come me sono stoici: e io ci sono riuscito. Perciò ho di nuovo successo».

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